DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





INDICE

HOME

Presidenziali USA

Presidenziali Francia 07

COREA DEL NORD

EUROPA

ITALIA - STORIA

Pensiero Economico

IRAQ

ONU

PALESTINA

IRAN

AFGHANISTAN PAKISTAN

RUSSIA E CAUCASO

RIVOLUZIONE RUSSA

MEDIO ORIENTE

GLOBALIZZAZIONE

KOSOVA

ECHELON

UZBEKISTAN

AFRICA

ATTENTATI SPAGNA

MONDO

MEDIA

 

CERCA NEL SITO

 

Linkback:

Territorio scuola

Sensagent

Leprechaun


La Grecia è la vera crisi dei subprime per l'Europa

Di Wolfgang Münchau

Pubblicato il 26 Aprile 2010 03:00 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2010 03:00

Questa sarà la più importante settimana nella storia lunga 11 anni dell'unione monetaria europea. Alla fine di questa settimana sapremo se la Crisi fiscale greca può essere contenuta o se creerà una metastasi in altri parti dell'Eurozona.

Per allora il Fondo Monetario Internazionale e il governo Greco dovrebbero avere raggiunto un accordo. Ci sono però altre tre cose che bisogna tenere d'occhio. Anzitutto la prima e più importante questione: la Grecia deve presentare un programma di transizione che spieghi come un grosso deficit primario possa essere trasformato in un altrettanto grosso surplus senza provocare un crollo della crescita economica. Quello che ho potuto ascoltare fino ad ora da parte di economisti greci è profondamente scoraggiante. La maggior parte dei suggerimenti sono trucchi contabili di vecchio stile, come quello di aggiungere alle cifre ufficiali del Prodotto Interno Lordo il contributo stimato dell'economia sommersa. Quello che ci stiamo aspettando è un programma triennale con dettagliati tagli della spesa e riforme strutturali.

Secondo. Il pacchetto di prestiti totale deve essere inoltre sostanzialmente più grande dei 45 miliardi di Euro impegnati fino ad oggi (dei quali 30 miliardi dall'Unione Europea, e il resto dal FMI). Il contributo della UE è solo per un anno, e vedo scarse speranze che la UE lo aumenti ora o l'anno prossimo. Axel Weber, presidente della Bundesbank, ha stimato in circa 80 miliardi il fabbisogno della Grecia per l'intero periodo di aggiustamento, ed ha più o meno ragione. Quello che serve è un credibile impegno a prova di bomba che vada oltre i 45 miliardi. La Grecia avrà bisogno di copertura per almeno due anni, durante i quali tutte le politiche di aggiustamento devono essere decise e soprattutto implementate.

Terzo, dobbiamo monitorare la situazione in Germania. Il governo ha all'inizio tentato di codificare la normativa sui prestiti alla Grecia all'interno della legislazione vigente, ma la cosa ha trovato molti ostacoli. Ci sarà ora un iter legislativo vero e proprio. Alcuni parlamentari della coalizione di Angela Merkel hanno già sollevato dubbi sul fatto che daranno il loro appoggio, ivi incluso il leader della CSU bavarese, il partito fratello dei Cristiano Democratici della Merkel. Sostengono che la soluzione migliore per la Grecia sia quella di abbandonare l'eurozona per farvi ritornarvi più in là. Su questo punto hanno l'appoggio di una gran parte dell'élite giuridica ed economica.

Questa argomentazione è piena di ipocrisia legale. Coloro che la avanzano fingono di avere molto a cuore il rispetto rigoroso della clausola "antisalvataggio" del Trattato di Maastricht. Non vedono in compenso problemi nel proporre una lacerazione della legislazione Europea proponendo l'uscita della Grecia dalla Eurozona. Secondo la legislazione esistente non si può cacciare la Grecia. Di fatto la Grecia non può abbandonare l'eurozona volontariamente, senza lasciare anche la UE. In ogni caso, è più intelligente per la Grecia avere un default stando dentro l'Eurozona che fuori. Cosa succederà dunque se la Bundestag bloccherà gli aiuti? La Grecia semplicemente andrà in default, cosa che metterà a rischio diverse banche Tedesche e Francesi che detengono grosse fette del debito sovrano e privato greco.

 

Dei tre da tenere sott'occhio, avremo una risposta certa entro la fine di questa settimana sui punti uno e due. Sul terzo la discussione di prolungherà. La Merkel è determinata a spostare la risoluzione a dopo il 9 Maggio, data delle elezioni regionali nello stato tedesco del Nord Reno-Westphalia.

Mi sono spesso domandato durante la crisi cosa aspettassero i leader europei per prendere in mano la situazione. Ci sono molti problemi di coordinamento e bisogna consultare troppi presuntuosi, la maggior parte dei quali manca di comprensione di quello che sta accadendo e segue priorità sbagliate. In un contesto siffatto possono accadere degli incidenti. Fino ad oggi il processo politico nella UE ha nettamente contribuito alla crisi. Se non ascoltiamo qualcosa che non sia al di sotto delle nostre più modeste aspettative, la Grecia andrà incontro al default, e la crisi si diffonderà al Portogallo e oltre.

Esattamente come le famiglie sfortunate lo sono in modi diversi tra di loro, così il Portogallo è diverso dalla Grecia, ma i suoi problemi non sono meno gravi. Il problema in Portogallo non è il settore pubblico. Il debito pubblico lordo del Portogallo proiettato alla fine dell'anno è di circa l'85% del PIL. E' una percentuale elevata, ma non straordinariamente elevata. Secondo i miei calcoli, a partire dai dati della Banca Mondiale, il rapporto debito estero/PIL del Portogallo, inclusi i settori privati e pubblici, è uno sconvolgente 233%, con il debito pubblico al 74% e il settore privato al 159%. La posizione internazionale netta degli investimenti è circa -100% del PIL, la quantità della quale gli asset finanziari posseduti da stranieri in Portogallo superano gli asset portoghesi posseduti all'estero. Il deficit di bilancio corrente secondo le proiezioni resterà sotto il 10% del PIL. Questa è una grave crisi del settore privato. E come la Grecia e la Spagna, il Portogallo ha perduto competitività verso la media dell'eurozona di qualcosa come il 15% o il 25% durante i suoi primi dieci anni nell'eurozona.

Stiamo assistendo all'equivalente Europeo della crisi dei subprime USA. A meno che non si sentano improbabili buone nuove da Atene entro venerdì, la crisi scoppierà presto.

munchau@eurointelligence.com

Copyright The Financial Times Limited 2010.

 

 

INDICE

Cerca nel sito: