DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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Trattato Costituzionale Europeo. Una cattiva costituzione che mette a nudo un cancro nascosto della nostra democrazia

Etienne Chouard, Marseiile

Testo originale: http://etienne.chouard.free.fr/Europe/

Cari colleghi ed amici, 

Dopo sei mesi di riflessione intensa, si sta precisando un'argomentazione riguardo il "trattato costituzionale", a partire da questo, ma oltre questo, un'argomentazione che non è né di destra né di sinistra, e che mostra un pericolo storico per noi tutti, che va oltre la politica. Per queste ragioni, questa succinta argomentazione dovrebbe interessare i cittadini di ogni tipo. 

Sei mesi fa, nel settembre 2004, ero, come tutti, favorevole a questo testo senza averlo letto, per principio, "per avanzare", anche se sapevo bene che le istituzioni erano molto imperfette. Non volevo essere tra quelli che frenano l'Europa. Credo veramente che l'immensa maggioranza degli europei, al di là dei versanti sinistra/destra, ama questa bella idea di una Europa unita, più fraterna, più forte. È un sogno di pace, consensuale, del tutto maggioritario. 

Non avevo letto il testo e non ne avevo assolutamente il tempo: troppo lavoro… E poi l'Europa è lontana, e poi con tutti questi politici, mi sentivo protetto dal numero: in caso di derive, ce ne sarebbe stato ben qualcuno per difenderci… e mi autoesoneravo dal "fare politica", vale da dire dall'occuparmi dei miei affari. 

C'erano già appelli contro il trattato, ma venivano dagli "estremi" dello scacchiere politico e, per questa semplice ragione, non cominciavo neanche a leggere i loro argomenti, restando fiducioso nella corrente della maggioranza senza verificare da me stesso la forza delle idee in circolazione. 

E ad un certo punto, inoltre, sono pervenuti appelli da parte di persone che non possono essere sospettate di essere antieuropei. Ho letto allora i loro appelli, senza preoccuparmi delle etichette, e ho trovato argomenti molto forti. Mi sono messo a leggere molto, libri interi, di ogni tendenza, Fabius, Strauss-Kahn, Giscard, Jennar, Fitoussi, Généreux, e molti più articoli dei sostenitori del trattato perché volevo essere sicuro di non sbagliarmi. E più leggo, più mi preoccupo. Oggi, infine, non penso che a questo, non dormo quasi più, ho paura, semplicemente, di perdere l'essenziale: la protezione contro l'arbitrio. 

Continuo oggi a leggere tutti gli interventi, quelli per, quelli contro, continuo a cercare dove è l'errore nel mio ragionamento ed il presente testo è un appello a riflettere ed a progredire: se trovate un errore, parliamone per favore, tranquillamente, onestamente, è molto importante. Posso sbagliarmi, e cerco sinceramente di evitarlo, riflettiamo insieme, se volete. 

Sento che è nel mio ruolo di professore di diritto [1] il parlarne un po' più degli altri, di parlarne ai miei colleghi, ma anche ai miei studenti, anche ai giornalisti. Sarei complice se restassi zitto. 

Ho trovato così più di dieci ragioni gravi per opporsi a questo testo pericoloso, ed ancora dieci altre ragioni per respingere un testo sgradevole, in verità tutt'altro che fraterno. Ma le cinque ragioni più forti, più convincenti, quelle che attraversano tutte le opinioni politiche perché rimettono decisamente in causa l'interesse di avere una riflessione politica, mi sono apparse tardi perché bisogna lavorare molto per metterle in evidenza. Cenuyùm! sono quelle ragioni, le cinque più importanti, sulle quali vorrei attirare la vostra attenzione e sollecitare il vostro parere affinché ne possiamo parlare assieme, dato che i giornalisti ci privano di dibattiti pubblici. 

In questo affare di stato, vengono vilipesi i fondamenti del diritto costituzionale, cosa che rimanda ai cinque principi tradizionali concepiti per per proteggere i cittadini. 

1. Una Costituzione deve essere leggibile per permettere un voto popolare: quel testo è illeggibile. 

2. Una Costituzione non impone questa o quella politica: quel testo è fazioso. 

3. Una Costituzione è rivedibile: quel testo è blindato dalla necessità di una doppia unanimità. 

4. Una Costituzione protegge dalla tirannide con la separazione dei poteri e il controllo dei poteri: quel testo non istituisce nessun vero controllo dei poteri né una reale separazione dei poteri. 

5. Una Costituzione non è concessa dai potenti, è stabilita dallo stesso popolo, precisamente per proteggersi dall'arbitrio dei potenti, attraverso un'Assemblea costituente, indipendente, eletta per questo motivo e poi revocata: quel testo incorpora istituzioni europee che sono state scritte da cinquant' anni dagli uomini al potere, al tempo stesso giudici e parti in causa. 

Questione preliminare: Costituzione o trattato? 

Quale è la corretta definizione di questo progetto? 

Bisogna ricordare cosa sia una Costituzione e perché si prendono per la sua elaborazione particolari precauzioni. 

Una Costituzione è un patto tra gli uomini ed i loro governanti. E' perché hanno firmato questo patto che gli uomini accettano di ubbidire alle leggi. È in questo patto che l'autorità trova la sua legittimità. Questo patto deve proteggere gli uomini contro l'ingiustizia e l'arbitrio. I principi di cui stiamo parlando servono a garantire che il patto giochi il suo ruolo protettivo e che gli uomini possano controllarlo. 

Il progetto di Trattato che stabilisce una Costituzione per l'Europa (TCE) è esecutivo senza limitazione di durata [2], si occupa di quasi tutti gli argomenti essenziali alla vita delle persone [3], la sua forza giuridica è superiore a tutte le nostre norme nazionali (regolamenti, leggi, Costituzione) [4], istituisce grandi poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario) e ne regola gli equilibri. 

Il progetto di TCE è dunque, per sua natura, una Costituzione, fissa "il diritto del diritto." 

I dibattiti in corso mostrano che è questa premessa ad essere al centro delle confutazioni. Rafforzo la mia affermazione con una citazione di Olivier Gohin, professore all'università di Parigi II: "Il nuovo Trattato è una vera Costituzione dal momento che corrisponde alla definizione materiale di ogni costituzione: organizzazione dei poteri pubblici e garanzia delle libertà fondamentali, con identificazione di un potere costituente (…) la nuova Unione europea raccoglie, da questo momento, gli elementi necessari della definizione dello stato" [5]. 

Inoltre la primazia del diritto europeo, anche di un semplice regolamento, sull'insieme del diritto degli Stati membri, anche sulla loro Costituzione, è rigorosamente dimostrata da parecchi professori di università che tuonano in modo evidente contro questo terremoto giuridico scientemente sottovalutato dal Consiglio Costituzionale (vedere i testi di Frédéric Rouvillois ed Armel Pécheul, nota 4) 

La cosa più importante non è dunque, a mio avviso, la definizione che gli autori hanno loro stessi dato del loro testo, poiché i principi di cui si parla servono a proteggere i cittadini contro istituzioni pericolose: ogni testo fondamentale che definisce o modifica i poteri delle istituzioni dovrebbe rispettare dunque questi principi, qualunque sia la sua denominazione ufficiale. 

Questo testo a vocazione costituzionale offre dunque le garanzie che ci si aspetta? [6


Primo principio del diritto costituzionale: una Costituzione è un testo leggibile. 

Una Costituzione deve essere accettata, direttamente, dal popolo che vi si sottomette. 

Affinché questa accettazione abbia un senso, occorre che il testo sia leggibile dal popolo, da colui che sottoscrive, e non solamente dagli esperti. 

Da questo punto di vista, il "trattato costituzionale" è lungo e complesso [7]: 485 pagine A4, ovvero quasi una risma (nella versione compatta attualmente disponibile sul sito http://www.constitution-europeenne.fr). 

Questa lunghezza, unica al mondo per una Costituzione, è rincarata da una molteplicità di rinvii che la rendono semplicemente illeggibile per i normali cittadini. 

Certi punti importanti come la definizione dei SIEG [Servizio di Interesse Economico Generale, NdT] non appaiono nel testo [8]. 

Vi sono addirittura alcune contraddizioni che appaiono tra parti lontane [9]. 

Per illustrare ancora la difficoltà di lettura di questo testo, si deve notare anche, ed è grave, l'assenza di elenco dei campi nei quali ciascuna istituzione può creare il diritto. Non si trova così, da nessuna parte (e se ne può dunque ignorare l'esistenza), l'elenco dei campi nei quali il Parlamento europeo non ha diritto di legiferare, (ed è cosa non banale, né anodina). Per conoscere questa suddivisione bisogna esaminare uno ad uno centinaia di articoli, sperando di non averne dimenticato qualcuno (vedere più lontano). Si può parlare di leggibilità? 

Altri articoli importanti, come l'articolo I-33 che istituisce gli "atti non legislativi", (regolamenti e decisioni) che permettono ad una Commissione, non eletta, di creare senza controllo parlamentare delle norme altrettanto costrittive delle leggi [10], non sono accompagnati da un elenco controllabile. 

Questa lunghezza e questa complessità impediscono ogni critica per i comuni mortali [11]. 

I 75% degli Spagnoli che hanno approvato questo testo, come il 60% che si sono astenuti, non l'hanno probabilmente letto: né i ministri, né i parlamentari, né i professori, né i giornalisti, né i cittadini che hanno tutti altro da fare: chi ha il tempo materiale di leggere 500 pagine A4? Basta porsi la domanda per sé stessi: non è differente per gli altri. 

Questi cittadini si assumono così il rischio importante, per se stessi ma anche per i loro figli e nipoti, di scoprire troppo tardi qualcosa che non potranno più cambiare. 

Bisogna evidentemente leggere e comprendere ciò che si firma. Oppure, ci si rifiuta di firmare. 

Anche se fosse stato semplice (e non lo è) un testo così lungo non permette di essere valutato con discernimento. 

E tuttavia, bisognerà pure averne un'opinione. Come fare ad avere un parere su un testo che non si può leggere? Allineandosi su "gli altri" ci si rassicura, come le pecore di Panurge. 

Questa lunghezza è, di per se stessa, non democratica: il dibattito è riservato agli esperti. 

Una Costituzione è la legge fondamentale, è "il diritto del diritto", deve potere essere letta da tutti, per essere approvata o respinta con cognizione di causa. 

Secondo principio del diritto costituzionale: una Costituzione non impone una politica o un'altra, permette il dibattito politico senza imporne le conclusioni. 

Una Costituzione democratica non è di destra o di sinistra, non è socialista o liberale, una Costituzione non è partigiana: rende possibile il dibattito politico, è sottostante e precedente al dibattito politico. 

Al contrario, il TCE, oltre a fissare le regole del gioco politico, vorrebbe fissare il gioco stesso! 

Imponendo in tutte le sue parti [12] (I, II e soprattutto III), vincoli e riferimenti liberali, questo testo non è politicamente neutro: impone per molto tempo delle scelte di politica economica che dovrebbero dipendere evidentemente dal dibattito politico quotidiano, variabile secondo la congiuntura. È una specie di hold-up sull'alternanza delle politiche economiche. 

Particolarmente, questo testo conferma per molto tempo che l'Europa si priva da sola delle tre principali leve economiche che permettono a tutti gli Stati del mondo di governare. 
Nessuna politica monetaria: siamo i soli al mondo ad avere reso la nostra banca centrale totalmente indipendente, con in più, come missione principale, costituzionale, intangibile, la lotta contro l'inflazione e non per l'occupazione o per la crescita [13]. Non viene accordato nessuno strumento ai poteri politici per modificare queste finalità. Si sa tuttavia che le politiche antinflazioniste si pagano con la disoccupazione [14], per un effetto quasi meccanico. (leggere la nota 14). 

Nessuna politica di bilancio: il patto di stabilità [15] imprigiona gli Stati in un rigore di bilancio, che è certamente una politica possibile, ma che non deve essere l'unica ad vitam aeternam. Nessuno rilancio di tipo Keynesiano (grandi opere) sarà più possibile. 

Nessuna politica industriale: l'interdizione di ogni ostacolo alla concorrenza [16] porta con sé l'interdizione di aiutare certi attori nazionali in difficoltà o fragili. 

È la politica dell'impotenza economica descritta dall'economista Jean-Paul Fitoussi [17] che viene così istituzionalizzata e imposta per molto tempo. 

Su questo argomento, bisogna leggere l'appassionante sintesi di dodici economisti contro il TCE [18]. 

Il progetto di TCE infantiliizza i cittadini dell'Europa: ci priva tutti dell'interesse a riflettere sulle alternative. A che cosa vale continuare il dibattito politico, difatti, dato che ogni alternativa reale è vietata espressamente nel supremo testo? 

Concretamente, se domani una maggioranza europea volesse cambiare direzione e passare ad un modo di organizzazione non commerciale, più solidale, non potrebbe farlo: occorrerebbe l'unanimità. 

Oltre alla costituzione sovietica che imponeva anche lei una politica, il collettivismo, questa costituzione partigiana sarebbe un caso unico al mondo. 


Terzo principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica è rivedibile. 

Tutti i popoli del mondo che vivono in una democrazia possono rivedere il loro patto di governo. 

Il progetto di TCE è troppo difficilmente rivedibile [19]: per cambiare una virgola a questo testo, occorre prima di tutto l'unanimità dei governi per essere d'accordo su un progetto di revisione, poi ci vuole l'unanimità dei popoli (parlamenti o referendum), per ratificare (questa è detta la procedura di revisione ordinaria). 

Con 25 Stati, questa procedura di doppia unanimità è una vera garanzia di intangibilità per i sostenitori dell'immobilismo. Questo testo sembra pietrificato fin dalla sua nascita. 

Concretamente, se una larga maggioranza di europei vuole modificare la legge fondamentale, non potranno farlo. Ed è scioccante e preoccupante. 

È una cosa inaccettabile per una Costituzione [20] e questo sarebbe, ancora una volta, un caso unico al mondo. 

Mi si risponde mettendo davanti la parola "trattato" per pretendere che l'unanimità sia normale (cosa vera in materia di trattati), ma non sta in piedi: questo testo, in modo evidente, gioca il ruolo di una costituzione e l'ossimoro "Trattato costituzionale", accostamento di parole contraddittorie, conduce, giocando sulle parole, a creare una norma suprema troppo rigida, troppo difficile da rivedere. 

Curiosamente, questa rigidità eccessiva rasenta un'agilità stupefacente in merito a un'altra procedura che, invece, non richiede l'accordo diretto dei popoli: la procedura di revisione semplificata [21] autorizza uno degli organi dell'unione, il Consiglio dei ministri, a modificare di sua propria iniziativa elementi chiave della Costituzione che condizionino il grado di sovranità conservata dagli Stati membri in tale o tale campo (poiché il passaggio alla maggioranza fa perdere del tutto il diritto di blocco) [22]. Si tratta di cosa grave: questa Costituzione è a geometria variabile, ma senza l'avallo diretto dei popoli ad ogni variazione. 

Peraltro, nel caso dell'entrata di un nuovo Stato nell'UE, la regola dell'unanimità è una protezione, ma non è l'unanimità dei popoli consultati da referendum ad essere richiesta: è anzitutto l'unanimità dei 25 rappresentanti dei governi (dei quali molti non sono eletti, e dei quali nessuno é eletto con il mandato di decidere su questo punto importante), in seguito l'unanimità degli Stati secondo la loro procedura nazionale di ratifica [23]. Solo i paesi che hanno una procedura referendaria, e la Francia in effetti in questo brilla, vedranno dunque il loro popolo direttamente consultato. 

Si direbbe che la volontà dei popoli conta veramente poco per quelli che li governano. 
Quarto principio di diritto costituzionale: 
Una Costituzione democratica garantisce contro l'arbitrio assicurando al tempo stesso la separazione dei poteri ed il controllo dei poteri. 

Lo spirito delle leggi descritto da Montesquieu è probabilmente la migliore idea di tutta la storia dell'umanità: tutti i poteri tendono naturalmente, meccanicamente, all'abuso. È essenziale dunque, per proteggere gli uomini contro la tirannide, anzitutto dividere i poteri, e poi organizzare il controllo dei poteri: non la confusione dei poteri, e non poteri senza contro-poteri. 

Così il popolo dice: "Tu, Parlamento, fai le leggi, ma non le metti in atto. E tu, Governo, metti in atto le leggi, ma non puoi scriverle tu stesso. " Così, nessuno potere ha, da solo, i mezzi per imporre la sua volontà. Questo è essenziale. 

"D'altra parte, se uno dei poteri stima che l'altro ha un comportamento inaccettabile, può revocarlo: il Parlamento può rovesciare il governo, ed il governo può sciogliere il Parlamento. Nei due casi, si fa ricorso allora all'arbitraggio (elezione) del popolo che deve restare la sorgente unica di tutti i poteri). " Occorre che ogni potere debba rendere conto e sappia di essere in ogni momento controllato. Anche questo è essenziale. 

È forse questa la migliore idea del mondo, quella che libera dalla paura di un despota. 

Anche nel quadro moderno di un'unione di stati, non si vede perché questi principi protettivi del buon senso avrebbero perso il loro valore. 

L'equilibrio tra i tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziale, è tuttavia difficile da trovare. 

Il potere legislativo trae una forte legittimità dal suffragio universale diretto e è allettante renderlo più forte degli altri. Ma un'assemblea, anche legittima, può diventare completamente tirannica perché il meccanismo dell'elezione non funge assolutamente da contro-potere. Peraltro, un'assemblea non è necessariamente il migliore luogo per decidere: effetti di folla o una certa diluizione della responsabilità individuale al momento di decidere possono condurre collettivamente ad eccessi [24]. 

Questo è il motivo per il quale si prevedono spesso dei limiti al potere parlamentare malgrado la sovranità che incarna: così si prevedono spesso due camere (sistema bicamerale) affinché una temperi l'altra: in Francia è il Senato, anche lui eletto, ma più avanti nell'età, che gioca questo ruolo moderatore dell'Assemblea Nazionale, moderatore ma senza rischi di blocco (in caso di disaccordo, è l'Assemblea Nazionale che ha l'ultima parola). 

Spesso si prevede un altro limite importante al potere legislativo: bisogna potere sciogliere l'assemblea, sempre in questa ottica essenziale dei contro-poteri, che responsabilizzano gli attori pubblici. 

Nella cornice di questi limiti, due camere e minaccia di scioglimento, il Parlamento dovrebbe giocare un vero ruolo legislativo, con l'iniziativa legislativa, la possibilità di emendare i testi in tutti i campi, un vero ruolo nello stabilire le tasse, (è uno dei suoi ruoli primari essenziali: controllare il peso dei prelevamenti operati dall'autorità pubblica) … 

Non è esattamente ciò che è previsto nel progetto di TCE: il Parlamento non ha affatto l'iniziativa legislativa [25], cosa già inaccettabile, ed il suo ruolo nel voto del bilancio, anche se aumentato, resta limitato, e soprattutto è escluso dalla deliberazione delle leggi in certi campi, riservati al Consiglio dei Ministri (procedure legislative speciali [26]). 

È, in effetti, forse ancora più grave: ho concentrato per molto tempo la mia attenzione sulle leggi (atti legislativi), e sto scoprendo con stupore le "decisioni", (art. I-33, I-35), "atti non legislativi" molto distinti dai semplici regolamenti. Non c'è niente da ridire sul regolamento che è un testo di applicazione, come i decreti e le ordinanze in Francia, che giustifica un potere normativo limitato conferito tradizionalmente all'esecutivo per fissare velocemente le semplici modalità pratiche dell'applicazione delle leggi. Ma le "decisioni" sono differenti, sono descritte a parte [27]. 

Le "decisioni" sembrano tanto costrittive quanto le leggi, possono avere una portata generale, ma sembrano più facili da creare delle leggi, meno controllate, (probabilmente dal CJE [Consiglio Generale Europeo, NdT] ma non attraverso una discussione parlamentare). Leggendo il testo del TCE, cerco: chi può prendere queste "decisioni" che somigliano a "leggi senza Parlamento?" Il Consiglio europeo (tra capi di stati e di governo), il Consiglio dei ministri e la Commissione (tutti membri dell'esecutivo, a livello nazionale o europeo, e spesso non eletti), e… la BCE [Banca Centrale Europea, NdT]. La BCE ha il potere di prendere da sola delle "decisioni". E chi la controlla, questa banca centrale? Quali sono i paletti attorno a queste norme elaborate senza discussione parlamentare? 

Sta a noi fare l'inventario (dato che l'elenco non ci è fornito), degli articoli del TCE che permettono, per ora, di produrre così delle "leggi senza parlamento" (procedure legislative speciali ed atti non legislativi di portata generale).

Ci si presenta dunque un "triangolo" composto dal Parlamento che rappresenta i popoli, dal Consiglio dei Ministri che rappresenta gli Stati, e della Commissione che rappresenta l'interesse generale (sic.) 

La Commissione è principalmente l'emanazione del Consiglio [28] che ne nomina i membri con un riguardo al Parlamento che ne "elegge" anche il suo Presidente (su proposta del Consiglio). La Commissione è totalmente indipendente, non deve ricevere deleghe da nessuno, ma può essere revocata ugualmente dal Parlamento attraverso una mozione di censura e ciascuno dei commissari "può essere licenziato" dal Presidente della Commissione. 

È la Commissione che è incaricata della preparazione tecnica del diritto e che sottomette le sue proposte al Consiglio dei Ministri ed al Parlamento, presentati come due organi legislativi. 
Si presenta il Consiglio dei Ministri come una "camera alta" che sosterrebbe il ruolo del Senato dunque, ma è inaccettabile: anzitutto, i ministri non sono eletti, ma soprattutto, detengono nel loro paese il potere esecutivo, ovvero la forza che permetterà loro, tornando nel loro paese, di applicare le regole che hanno loro stessi elaborate. 

Sono dunque le stesse persone che creano il diritto a livello europeo e che l'applicano a livello nazionale (una volta trasferito): c'è dunque qui un'evidente confusione dei poteri. 
Il Consiglio dei M. è un organo chiaramente legato all'esecutivo a cui si è confidato un ruolo legislativo. 

Con la non separazione dei poteri, è un importante bastione contro l'arbitrio che viene a mancare. Anche se è su un numero limitato di argomenti (21? chi sa?), è pericoloso. 

Laurent Lemasson, nell'articolo succitato [29], fa notare che il Parlamento è composto da una sola camera, e che il Parlamento è irresponsabile: nessuno può scioglierlo. Si è visto che è privato dell'iniziativa legislativa, ma può revocare la Commissione che dispone di questa iniziativa, cosa che dà al Parlamento un certo ascendente su di lei per "suggerire" delle proposte. L. Lemasson vede in questa organizzazione dei poteri un rischio di regime assembleare, una sorta di tirannide parlamentare. Questo timore è probabilmente esagerato perché la censura non è possibile che con i due terzi dei suffragi espressi e soprattutto solamente sulla gestione della Commissione, cosa che sembra escludere la censura politica [30]. 

Si può concepire positivamente la codecisione, come un contro-potere nei due sensi: così, il Parlamento non può abusare del suo potere, ed il Consiglio dei Ministri neanche. Ma si sarebbe trovato più democratico un sistema bicamerale che metta in gioco, per esempio, una Assemblea dei Parlamenti nazionali o una Assemblea delle Regioni, piuttosto che una "Assemblea dei Ministri." 

Inoltre, questa codecisione sparisce quando il Parlamento è messo decisamente da parte su una serie di argomenti dove i Consigli, la Commissione ed la BCE creano il diritto da soli, (come guarda caso lo sono campi economici importanti), (Art. III-130-3: mercato interno ed Art. III-163 ed III-165: regole della concorrenza). E' questo ad essere scioccante perché, su questi argomenti, non ci sono quasi più contro-poteri: la Commissione (che detiene spesso l'iniziativa) può essere considerata come una vera forza capace di interporsi in caso di deriva arbitraria dei Consigli (ai quali è così vicina)? 

Sembra dunque esserci un vero problema democratico in tutti i campi tolti al Parlamento: né separazione, né controllo. L'elenco di questi argomenti vietati non esiste da nessuna parte, e questa esclusione del Parlamento da certi campi non è formulata mai chiaramente. [31

Dove il controllo dei poteri non esiste, è ancora una volta un bastione essenziale contro l'arbitrio che viene a a mancare. 

Per un cittadino che arriva a questo punto senza essere stato previamente condizionato psicologicamente, è scioccante. Ma può darsi che mi sbagli. Qualcuno può spiegarmi questo strano "equilibro" dei poteri? Per chi si è stato scritto questo testo? 

In quanto cittadino, vorrei mi si spiegasse perché esiste questa esclusione, con quali criteri si sono scelti questi argomenti esclusi [dalle competenze del parlamento, NdT], e perché nessuno elenco esplicito, e dunque criticabile, sia mai stato formulato. 

Si vorrebbe sapere anche chi è realmente responsabile dei suoi atti in questa organizzazione europea, perché infine: 

Il parlamento non è responsabile davanti a nessuno, salvo le elezioni di cui si è detto già che non possono fungere da contro-potere, perché non c'è nessuna procedura di scioglimento. 

Il Consiglio europeo non è responsabile davanti a nessuno a livello europeo, (e bisogna rivolgersi alla lontana responsabilità nazionale per mettere in discussione, uno ad uno, i suoi membri). Il fatto che sia evidentemente difficile organizzare questa responsabilità, poiché si tratta di capi di stato, non basta a rassicurarci perché il risultato è ugualmente un'irresponsabilità a livello federale. 

Il Consiglio dei Ministri non è responsabile davanti a nessuno a livello europeo, (ed ancora una volta bisogna rivolgersi alla responsabilità nazionale per mettere in discussione i suoi membri, uno ad uno). Il fatto che anche qui sia evidentemente difficile organizzare questa responsabilità, dato che si tratta di ministri depositari di un'altra sovranità popolare rispetto a quella dell'Europa, non basta neanche qui a rassicurare perché il risultato è ugualmente un'irresponsabilità quando si prendono decisioni. 
Senza contare che la messa in atto di questa responsabilità sembra tanto complicata quanto illusoria. 

La Corte europea di Giustizia (CJE), non eletta, i cui giudici dipendono direttamente dagli esecutivi che li nominano (è una follia), è anche essa fuori controllo (parlamentare o dei cittadini), (è spesso questo il caso, ma con giudici veramente indipendenti), e senza ricorso, malgrado i poteri immensi di cui è dotata attraverso l'interpretazione di tutti i testi e l'arbitraggio di tutti i litigi. Democratiche, queste istituzioni? (Da leggere: [32]). 

La Banca Centrale europea (BCE), non eletta, assolutamente indipendente dai poteri pubblici, è anche fuori da ogni controllo, dunque irresponsabile, malgrado l'influenza considerevole delle sue decisioni sulla vita quotidiana dei 450 milioni di europei (vedere più sopra). 

È ugualmente costernante questa impressione di irresponsabilità generale, o no? 
È così urgente firmare un testo simile? 

La Commissione, infine, è l'unica che rischia qualche cosa [33]: la censura globale del Parlamento, da una parte, (ma solamente ai 2/3, cioè molto, e solamente per la sua "gestione", cosa che rende forse la censura teorica), e d'altra parte a causa della dimissione individuale di un commissario, che può esigere il Presidente della Commissione. 

Ma la Commissione è realmente la sede del potere? Su questo, i pareri sono divisi, ma tenuto conto del quadro di insieme, tenderei a pensare come Yves Salesse [34] che il vero potere è detenuto dal Consiglio dei Ministri, irresponsabile, e che la Commissione fa da schermo, una specie di "fusibile politico", un capro espiatorio comodo che permette ai ministri di creare il diritto dicendo "Non sono stato io, è stato lui, non posso farci niente, non posso costringerlo: è indipendente…." 

La Commissione è tuttavia un luogo di potere importante. Esempio: il commissario incaricato del commercio internazionale, per il mandato che ha ricevuto una volta per tutte, è il rappresentante unico dell'Unione in tutti i negoziati internazionali (OMC ed altri). Da solo, in questo uomo si concentra dunque un potere vertiginoso. E' a questo titolo che negozia l'AGCS (Accordo generale sui servizi) gigantesco progetto di deregolazione [35], versione mondiale della direttiva Bolkenstein, in nome di tutti gli europei, ma nel più grande segreto: non rende conto in nessun modo al Parlamento dei negoziati che conduce su di un accordo che tuttavia cambierà profondamente la vita di tutti gli europei, ed il Parlamento non può imporgli di rendere conto dell'operato [36]. 

Si possono osservare dunque già dei segni tangibili di una deriva di tipo tirannico. Ed il "trattato costituzionale" inchiavarda per molto tempo a venire uno squilibrio istituzionale che la permette. 

La commissione può essere censurata dal Parlamento, ma solamente a maggioranza di due terzi, il che significa che la Commissione può governare 450 milioni di persone con l'accordo di solo un terzo del Parlamento. 

Anche la modalità di scrutino (per liste) garantiscono ai leader dei partiti il loro posto in Parlamento senza nessun rischio, cosa che rende più teorica la responsabilità di questi eletti al momento delle elezioni. 

Tutti questi poteri senza controllo reale, questa irresponsabilità generale… Dove sta la democrazia? 
Dove sono i paletti contro l'arbitrio? 

Sembra che, da vent' anni, i manuali scolastici degli studenti in scienze politiche chiamino pudicamente tutto questo il "deficit democratico" dell'UE. Un termine molto anodino per designare in effetti un abbandono dei popoli, troppo fiduciosi in quelli che hanno scelto per difenderli. 

Mi sembra che tutte le conversazioni dei cittadini di base dovrebbero analizzare in questo momento punto per punto questo arretramento della democrazia: nelle istituzioni europee, gli organi dell'unione sembrano essere quasi tutti irresponsabili, la volontà dei popoli sembra contare poco per i governanti, ed una certa politica economica è imposta per molto tempo. 

Come possono glissare analisti e commentatori su tutto questo, come se si  trattasse di una cosa secondaria? È l'Europa ad ogni costo? Non importa quale Europa? Anche se non democratica?! Non si ha il diritto di parlare senza essere qualificati come antieuropei? 

L'argomento secondo il quale "dappertutto è così" non mi rassicura, ma mi preoccupa ancora di più: mentre la maggior parte dei cittadini trascura la democrazia, ipnotizzati dalla pubblicità, il calcio e la televisione, altri se ne occupano attivamente, e discretamente, come si vede. 

Ci si dice: "questo testo è migliore di quello precedente, bisogna essere idioti per rifiutarsi di progredire". Questo vuol dire nascondere che con questo testo, non si farebbe che progredire: si congelerebbe, si bloccherebbe, si introiterebbe, si rinforzerebbe, si darebbe una sanzione popolare a testi che sono stati fino ad ora dispensati da tutto questo, (eccetto Maastricht per la Francia), e si vede con quali risultati. 

Ancor più di prima, il testo proposto è pericoloso. Montesquieu si rivolta nella tomba. 

Triste paradosso per i popoli che accettassero l'arretramento della democrazia, vale a dire dei bastioni che li proteggono dell'ingiusta legge del più forte. 

Si vorrebbe farci credere che tutti questi difetti trovano un giusto compenso in avanzate spettacolari: 

Per esempio, quelli che proclamano la nascita di un referendum di iniziativa popolare con un milione di cittadini [37] non hanno letto bene: il trattato definisce solamente un triste diritto di petizione senza nessuna forza costrittiva per la Commissione che è invitata solamente a riflettere e che può gettare perfettamente la proposta nella pattumiera senza neanche doversi giustificare [38]. 

Un lettore mi ha appena mandato la Costituzione del Venezuela. Ho trovato degli esempi accademici (viventi) di democrazia autentica,: così l'articolo 72 che permette al 20% degli elettori iscritti di chiedere, ed al 25% di provocare, la revoca di qualsiasi eletto ed il ritorno alle urne. Occorre un certo coraggio politico ed una reale preoccupazione democratica, trovo, per esporre così ogni momento il proprio potere alla censura dei cittadini. L'instabilità è evitata perché questa revoca di iniziativa popolare è possibile solamente dopo metà mandato ed una sola volta per mandato. Questa procedura ha funzionato già parecchie volte senza seminare scompiglio. Altri referendum di iniziativa popolare sono previsti anche per creare o sopprimere delle leggi. Si è ben lontani, in Europa, da una tale responsabilità politica degli attori istituzionali, sia a livello nazionale sia a livello dell'unione. L'articolo I-47.4 del TCE è una piaga.

Nello stesso modo, i bei e generosi principi generali, ripetuti ovunque, in tutte le radio, le televisioni, i giornali, negli spot ufficiali, sono in effetti un arretramento rispetto al nostro diritto attuale [39]. Peraltro, la loro forza costrittiva è estremamente controversa tra i più grandi giuristi che esprimono i più vivi disaccordi su questo punto [40]. 

Dovunque, questo testo è un trompe-l'œil e maschera una malattia mortale della democrazia: progressivamente ed in modo surrettizio, affermando il contrario senza alcuna vergogna, gli esecutivi nazionali, di destra come sinistra, in occasione della nascita dell'Europa, stanno nel corso di cinquant'anni liberandosi dal controllo parlamentare là dove ne hanno più bisogno, in materia economica, e in modo più generale di ogni responsabilità reale nella maggior parte delle loro decisioni politiche. 

Quinto principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica è necessariamente instaurata da un'assemblea indipendente dai poteri in vigore 

Una Costituzione non è concessa al popolo dai potenti. È definita dal popolo stesso, o da rappresentanti scelti per questo preciso compito, esattamente per proteggersi dell'arbitrio dei potenti. 

Al contrario, le istituzioni europee sono state scritte, da cinquant' anni, da politici al potere, che sono dunque evidentemente giudici e parti in causa: di destra come sinistra, fissando loro stessi i vincoli che li avrebbero condizionati tutti i giorni, questi responsabili sono stati condotti, è umano ma è anche prevedibile, ad una pericolosa parzialità. 

E' ancora un caso unico al mondo, per una democrazia. 

E si osservano dei risultati come una caricatura di quello che bisogna evitare: un esecutivo completamente libero nei suoi movimenti su determinati argomenti economici, quasi tutti gli organi dell'unione irresponsabili al loro livello di decisione, un'apparenza di democrazia con trompe-l'œil dovunque, dei piccoli progressi da puntura di spillo, ma un arretramento reale delle garanzie contro l'arbitrio. 

L'unica via credibile per creare un testo fondamentale equilibrato e protettivo è un'assemblea costituente, indipendente dai poteri in vigore, eletta per elaborare una Costituzione, e solo questo, revocata subito dopo, rispettando una procedura molto trasparente e in contraddittorio [41], (in diritto, la parola "in contraddittorio" significa che i punti di vista opposti devono potere esprimersi totalmente). 

Appartiene ai cittadini imporre questa procedura se i responsabili politici tentano di liberarsene. 

La composizione abbastanza varia e ricca in personalità di grande valore della Convenzione Giscard non è un argomento soddisfacente: si resta a mille miglia da un'assemblea Costituente: i suoi membri non sono stati eletti con questo mandato, i suoi membri non erano tutti indipendenti dai poteri in vigore, e soprattutto i suoi membri non avevano i poteri per scrivere un nuovo testo, equilibrato e democratico,: potevano convalidare solamente, compilare, e leggermente modificare, testi anteriori scritti al tempo stesso dagli attori giudici e parti in causa [42]. 

Inoltre, la riscrittura del testo, ancora da parte di governanti al potere, per un anno dopo che la Convenzione ha sottoposto la sua proposta, è ancora un'enormità da un punto di vista costituzionale [43]. Non spetta al potere in vigore scrivere il diritto del diritto. Lo Stato non è il popolo. 

Stabilendo una Costituzione per via di trattato, procedura molto meno costrittiva di una pesante assemblea costituente, (pubblica, con un lungo contraddittorio e convalidata direttamente dal popolo), i parlamenti e governi, di destra come sinistra, hanno fatto come facevano i proprietari della sovranità popolare, e questo trattato, come i precedenti, può essere analizzato come un abuso di potere: i nostri eletti, tutti i nostri eletti, non hanno ricevuto il mandato di abdicare alla nostra sovranità. Appartiene al popolo, direttamente, controllare che le condizioni di questo trasferimento, (a mio avviso augurabile per costruire una Europa forte e pacificata), siano accettabili. 

Rispetto profondamente, certamente, tutti i membri eminenti della Convenzione, ma credo semplicemente che non avevano il mandato per fare ciò che hanno fatto. 

Si resta inoltre basiti nel vedere numerosi attori politici di primo piano che osano dispiacersi che il TCE sia stato sottoposto a referendum, sottolineando che tutto questo sarebbe stato meno complicato e meno incerto col Parlamento che avrebbe votato tutto questo come un solo uomo, forse senza nemmeno leggere [44]… Quanto valgono i popoli per le nostre élite? 

A proposito, i numerosi governi che hanno fatto ratificare questo testo dal loro Parlamento nazionale [45], piuttosto che dal loro popolo (referendum), firmano una vera omissione di atti di ufficio: i popoli di questi paesi sono privati così al tempo stesso del dibattito e dell'espressione diretta che avrebbe permesso loro di resistere all'arretramento democratico che li espone all'arbitrio. 

Quale mezzo resta a questi cittadini per resistere a questa confisca della loro sovranità? [46
C'è una soluzione più pacifica che la sommossa: un No fermo e risoluto del popolo francese. 

Questo disprezzo dei popoli e delle loro scelte reali è molto rivelatore del pericolo che cresce nella più grande discrezione: le nostre élite, di destra come di sinistra, diffidano della democrazia e ce ne privano deliberatamente, progressivamente ed insidiosamente. 

Conclusione 

Il TCE sembra pericoloso per diversi motivi. Che cosa mi si è risposto fino ad ora? 
(Scusate per gli argomenti dimenticati, ma compilare tutto questo è un lavoro immenso.) 

Per calmare i miei timori, mi si parla di progresso, ma tutto sta nel punto di riferimento che si assume per valutare il progresso: perché difatti, se si prende la situazione di Nizza, che ritengo deplorevole sul piano democratico, sono effettivamente "meglio", è un "progresso", e si comprende dunque perché ci si riferisce a questo testo per venderci il TCE. 

Ma se mi riferisco alla democrazia nazionale che perdo a vantaggio della "democrazia europea" che guadagno, è obiettivamente un arretramento che mi si chiede di incorporare: arretramento sulla responsabilità degli atti quotidiani di tutti i poteri, arretramento sul controllo del potere esecutivo su suoi (x) domini riservati, arretramento sui diritti fondamentali e soprattutto arretramento sulla politica economica imposta, molto probabilmente causa della disoccupazione endemica e della crescita molle in Europa, ed imposta chiaramente per molto tempo. 

Ora io ricordo che è la prima volta in cinquant' anni che si chiede il mio parere: in quanto cittadino, non sono dunque cofirmatario di Nizza, né dei trattati precedenti. A Maastricht, mi si interrogava sulla moneta e le costrizioni economiche, se mi ricordo bene, poco o nulla sull'equilibrio ed il controllo dei poteri. E per le costrizioni economiche (i criteri di convergenza) si erano fatte molte promesse di fare un bilancio. Si è fatto questo bilancio? Si hanno delle buone ragioni di essere soddisfatti delle prestazioni economiche di queste istituzioni a vocazione più economica che politica? Rileggere Fitoussi e Généreux. 

Perché dovrei dunque limitarmi a giudicare il piccolo differenziale che divide Nizza dal TCE? 

Perché non dovrei dire il mio parere ("io", cittadino di base, evidentemente) sull'insieme di questo fantastico colpo di forza degli esecutivi nazionali, dopo cinquant' anni, sul controllo dei cittadini delle condotte politiche? 

Non vedo perché occorrerebbe che il testo sottomesso al voto debba essere circoscritto artificialmente ai circa 50 nuovi articoli del TCE. 

Quando vedo degli eminenti esperti pretendere che ha non ci sono che 60 pagine da giudicare, 50 piccoli articoli da niente, pretendere che il resto esiste già e si trova dunque fuori discussione, non sottoposto a referendum, quando sento tutto questo, mi dico, ed ho l'impressione di non essere completamente solo, che è tempo di svegliarsi. 

Se si rifiuta questa visione di insieme di cui parlo, se questo periodo di cinquant' anni è consacrato, promosso intoccabile, irreversibile, se si impone Nizza come riferimento, allora, infatti, il TCE è un "buono testo" dato che "si progredisce", ma non è evidente che manca una piccola parte della dimostrazione? Che cosa ci si impone di convalidare così una strada che non è buona? 

È vero che è probabilmente un errore, per quelli che costruiscono questa Europa poco democratica, di avere qualificato il testo come Costituzione, ci hanno messo la pulce nell'orecchio, ed un altro errore è quello di avere sottoposto il testo a referendum a questi brontoloni arroganti che sono i francesi, ma per noi, cittadini, ho l'impressione che questi due errori ci abbiano dato una fortuna storica, quella di vedere più chiaramente il pericolo e infine di resistere. 

C'è ugualmente un progresso incontestabile in questo trattato… è la nuova possibilità che è offerta di sfuggire alla trappola: Articolo I-60-1: "Ritiro volontario dall'unione. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle sue regole costituzionali, di ritirarsi dall'unione.". Questo diritto non esiste attualmente, cosa che fa del rigetto del testo un incarceramento in un'altra trappola, quello di Nizza. Bella roba ... 

Infine questo "trattato costituzionale" è uno sviluppatore che mette in luce ciò che si decide da molto senza di noi. 

In un certo modo, il lupo è uscito dal bosco ed i cittadini possono vedere infine il pericolo, e resistere. 

Uno dei grandi errori, probabilmente, è di fare passare l'economico prima del politico, è di rinunciare alla possibilità di agire, è di rimettersi ciecamente ai mercati, è di dare la barra agli economisti mentre dovrebbero restare nei depositi a fare girare il motore, (E' Bernard Maris, nel suo saporito antimanuale di economia che lo suggerisce sorridendo). 

Esaltando la libertà come un valore superiore, invece della fraternità, istituzionalizzando la competizione, la concorrenza, al posto della collaborazione e l'aiuto reciproco, imponendolo nel testo supremo attraverso il dogma della concorrenza assoluta, e finalmente una morale del "ciascuno per se e contro tutti", distruggendo la regolamentazione da parte dello Stato, custode dell'interesse generale, per instaurare la regolamentazione per via del mercato, somma di interessi particolari, gli economisti neoliberali attaccano i fondamenti della democrazia per, alla fine, affrancare i principali decisori economici da ogni controllo. 

La deregolazione sistematica condotta in Europa, (dalle sue istituzioni, dalla sua politica e con il catenaccio di una Costituzione non rivedibile), e più generalmente sulla terra intera (OMC, AGCS, ADPIC) è un arretramento della civiltà, un ritorno verso la barbarie della legge del più forte [47]

Per ottimismo, per credulità, per indifferenza, i popoli moderni lasciano indebolire i loro beni più preziosi, molto rari su questo pianeta, quelli che condizionano la loro serenità quotidiana,: le differenti protezioni contro l'arbitrio degli uomini forti, dal cuore delle imprese (diritti sociali) fino alla patria (istituzioni democratiche controllate e revocabili). 

La democrazia non è eterna, è anche estremamente fragile. Nel crederla invulnerabile, stiamo per perderla. 

Anche dopo il rifiuto di questo testo, bisognerà battersi per custodirla, e continuare a militare per imporre ai nostri rappresentanti di costruire un'altra Europa, semplicemente democratica. Non ho un'alternativa bell'e pronta, forse altri ne hanno. 
Se no, bisogna immaginarla e costruirla. 

Questo testo fondatore in trompe-l'œil è presentato ai cittadini attraverso un dibattito anch'esso in trompe-l'oeil [48]

Numerosi giornalisti, assimilando gli oppositori al testo agli oppositori all'Europa, fanno un amalgama disonesto: la doppia uguaglianza "Sì al trattato = Sì all'Europa, No al trattato = No all'Europa" è una menzogna ingiuriosa, un'inversione della realtà, uno slogan ingannevole mai dimostrato, fatto per sedurre quelli che non hanno letto il trattato e che non hanno studiato gli argomenti, molto forti, di quelli che si oppongono a questo trattato proprio per proteggere la prospettiva di una Europa democratica. 

I giornalisti sono un bastione essenziale, moderno, per proteggere la democrazia. Montesquieu non poteva prevedere l'importanza capitale che avrebbero assunto, ma è certo: il potere immenso dei giornalisti meriterebbe esso stesso un vero contro-potere (da questo punto di vista, ci si può chiedere sicuramente se non si commette un grave errore lasciando acquistare e vendere i media come semplici merci), e la loro responsabilità è qui storica. 

Più del 70% dei tempi per il Sì, meno del 30% per il No, tutto un armamentario che somiglia ad una propaganda di stato, e domande benevole quando si interroga un sostenitore del Sì, domande malevole quando si interroga un sostenitore del No… 

Questo progetto è onesto, visto che ha bisogno di tante astuzie? 
Consultare il dossier molto ricco in dettagli: http://www.acrimed.org/article1950.html 

E', per ora, Internet che è il media più democratico, non censurato, il migliore strumento per resistere. Se questo messaggio vi sembra utile, diffondetelo rapidamente nelle vostre proprie reti ed al di là di Internet, su carta. 

Un consiglio ai sostenitori del TCE (non posso aiutarli, non ho trovato io stesso gli argomenti che mancano loro): per rassicurare quelli che sentono odore di grande pericolo nel TCE, è una cattiva risposta sottolineare quello che c'è di buono nel TCE: questo non basta a rassicurare, evidentemente. Non si firma un testo se contiene anche una sola riga non accettabile, anche se contenesse altrove monti e meraviglie. E questo trattato comporta numerosi punti inaccettabili. 

Bisognerebbe invece dimostrare che non c'è ragione di preoccuparsi, per esempio che ogni organo dell'unione è pienamente responsabile dei suoi atti, al di là del semplice meccanismo elettorale, in tutte le fasi di creazione del diritto, che le politiche economiche non sono ingabbiate come sembra, che le volontà future dei popoli europei hanno tutte le garanzie di essere rispettate… Questa dimostrazione dovrà certamente appoggiarsi sul testo piuttosto che su degli incantesimi o delle imprecazioni ingiuriose. 

In quanto agli oppositori al trattato, non convinceranno veramente quelli che, per ora, votano sì turandosi il naso in mancanza di meglio (ce ne è così poco…) che proponendo un'alternativa credibile, una prospettiva plausibile. 

La massa dei messaggi che ricevo ha un'unità, una coerenza, una forza, tutti i giorni: qualunque sia il versante politico, (e vengono proprio da ovunque) il sentimento generale è fondamentalmente proeuropeo ed esigente sul piano della democrazia ed il rispetto della volontà dei popoli. E c'è molta umanità e generosità in questi messaggi, (a parte quelli terribili che mi insultano, ma sono rari). 

Vedo un zoccolo, o un germe di zoccolo, affinché i politici professionisti si ritemprino, si raggruppino differentemente, modificano i loro programmi, ed immaginino un progetto per il dopo no, una vera Europa per gli uomini, non per gli Stati. 

Abbiamo due o tre anni per radunare i nostri fratelli europei ed impegnare dovunque questo slancio, o no? E se fossero i popoli dell'Europa a richiedere fermamente ai partiti politici questa rifondazione democratica, partendo dalla base, comunicando attraverso la rete per passarsi la parola senza rispettare necessariamente le separazioni dei partiti? Si può sognare… 

Prendo coscienza, difatti, di cosa gli Stati sono, (o il loro personale politico?) chi non vuole l'Europa e chi rifiuta i trasferimenti di sovranità. 

Non bisogna forse cominciare dal principio: chiedere ai 25 popoli se vogliono unirsi per creare una Repubblica europea? Poi impegnare, solamente coi paesi che lo vogliono, un vero processo costituente, organizzato dai poteri in vigore ma indipendente di essi? 

Si può riflettere, no? 

Ho sentito alla radio, qualche settimana fa, una frase che ha fatto centro, che risuona nella mia testa e che mi cambia. Dice: non si nasce cittadini, lo si diventa. 

Étienne Chouard, Trets (Marsiglia). 
Testo aggiornato il 24 maggio 2005. 

Ripeto qui che non ho assolutamente nessuna autorità per spiegare il diritto comunitario che scopro in questo momento, passo dopo passo, di sorpresa in sorpresa. 

Post scriptum (3 & 12 aprile 2005): 

Questo testo ha un successo inatteso e ha suscitato già migliaia di reazioni. Centinaia di messaggi mi giungono ogni giorno, quasi sempre entusiasti, talvolta critici, cosa che mi ha permesso di progredire. Certe domande, dubbi anche, ritornano nei messaggi e vorrei qui, in una parola, rispondere per anticipare le prossime. 

Faccio il professore di diritto, di economia e di informatica, in BTS, in un liceo di Marsiglia, ho 48 anni, quattro bambini, non appartengo a nessuno partito, sindacato o associazione. Nella mia vita ho fatto molto più parapendio che politica, nella quale sono vergine, un principiante assoluto che "si è svegliato" sei mesi fa, e dove non metterò radici (il volo libero è una droga pesante che mi ricondurrà rapidamente a lei). 

Non sono il "sottomarino" di nessuno dunque, (divertente domanda postami recentemente). 

Sono un semplice cittadino, "di base"…: o) 

Ho ricevuto delle proposte di pubblicazione su dei siti o nelle riviste che ho accettato senza controllare che la CIA o il KGB non agissero sottobanco. Numerosi siti hanno già pubblicato dei link verso questo testo, a volte senza comunicarmelo, e hanno fatto bene. 

Vorrei anticipare sulle probabili calunnie a venire, a base di etichettature politiche frettolose in vista di un facile discredito. Non sono un politico, non aspiro a diventarlo, non pretendo neanche di essere un giurista per imporre il mio punto di vista in modo pretenzioso, ma solo per spiegare il mio cammino, del resto non sono proprio un giurista, ho soprattutto una formazione da giurista, cosa in ogni caso poco importante perché vorrei che il dibattito resti concentrato sui problemi di fondo senza scivolare su sterili e talvolta malevole liti o processi alle intenzioni di cui i commentatori politici hanno il segreto. 

Non mi fate neanche responsabile di quello che sta diventando questo documento, di tutte le prevedibili utilizzazioni e deformazioni. Ognuno può capire che mi sfugge e vive di vita propria … :o) 

Non cerco di manipolare nessuno: forse mi sbaglio nella mia analisi, aspetto semplicemente che me lo si dimostri ed un dibattito rispettoso è sempre fecondo: "dalla discussione sgorga la luce" mi diceva mio padre quando ero piccolo. 

Per favore, guardate soprattutto alle idee e agli argomenti, abbordate il dibattito come se il vostro interlocutore sia in buona fede, senza oscuri secondi fini e non lasciate inquinare l'analisi da considerazioni fuorvianti. 

Questo dibattito importante appartiene al comune mortale, è la bellezza della democrazia, non lo lasciate confiscare dagli esperti. Leggete, riflettete e prendete la parola senza complessi: o) 

Non mi rimproverate gli errori eventuali come se fossi disonesto: sono prevedibili, previsti, e non tutti definitivi se si cerca sinceramente di identificare le vere poste di questo trattato: ammettete che il compito è duro con questo testo complesso e sibillino, e che si è molto più bravi in tanti ad affinare una critica che diventerà, forse, finalmente inconfutabile. 

Infine, avete compreso che questo testo si evolve, migliora, secondo i vostri contributi, è dunque datato. Per farlo circolare mettete preferibilmente un link verso il sito, piuttosto che un documento pdf raggelato, per essere sicuri che sia la versione più recente che circola. 

Esprimo qui un caldo grazie alle migliaia di persone che, posso dirvelo è commovente, mi hanno espresso il loro entusiasmo da quando ho lanciato questo appello al dibattito come si getta una bottiglia nel mare. Volevo un dibattito, eccomi servito: o) 

Grazie anche a tutti quelli che, profondamente in disaccordo con le mie analisi iconoclastiche, mi hanno scritto delle splendide mail, molto argomentate, rispettose, comprendendo i miei timori senza tuttavia condividerli. Questi interlocutori di ogni origine mi fanno progredire molto, mi modifico, provo a rispondere loro individualmente ma non ce la faccio più come vorrei, devo avere 1500 mail di ritardo (da 4000 a metà maggio,… 
Non voletemene, è proprio impossibile, siete troppo numerosi. 

Grazie a tutti per il vostro ascolto attento e benevolo: o) 

ÉC

NOTE 

[1] Faccio il professore di Ecogestione al liceo Marcel Pagnol a Marsiglia, in BTS. Ho fatto per molto tempo professore di diritto civile, commerciale e costituzionale in Terminale, e professore di diritto fiscale in BTS Contabilità. Oggi, sono diventato essenzialmente professore di informatica e sono amministratore della rete di 150 PC del mio liceo. 
Invoco il mio mestiere di professore affinché si comprenda il mio gusto di spiegare, non per servirmi di un argomento di autorità che non merito. Difatti, non faccio il professore di facoltà, non il professore di diritto pubblico, non lo specializzato in diritto costituzionale. Ma la mia formazione di giurista (padronanza) mi ha dato il gusto del diritto ed io parlo qui da semplice cittadino, stupito per l'assenza di dibattito constatato all'inizio dell'anno 2005. Commetto probabilmente degli errori, ma li correggo se me li si segnala. 
Pretendo che i cittadini stessi, ignoranti del diritto comunitario come sono, e come me, dovrebbero essere invitati a riflettere sulla loro Costituzione, e che questo testo dovrebbe essere elaborato dai rappresentanti eletti per questo scopo, con un programma politico adattato alla circostanza. A mio avviso, quel dibattito non deve essere confiscato dagli specialisti. Lo sarà forse, alla fine. 
Questo testo "Una cattiva costituzione…" mi sfugge completamente oggi. Tutto ciò che posso fare, ed è l'idea di partenza, è correggere i miei errori o le cattive formulazioni e completarlo talvolta, secondo le mie letture che proseguono e gli innumerevoli consigli dei miei lettori benevoli. 

[2] Durata di applicazione del testo: Art. IV-446: "Il presente trattato è valido per una durata illimitata". 

[3] Elenco dei campi dove l'Europa è competente: Articolo I-13: "I campi di competenza esclusiva: §1. L'unione dispone di una competenza esclusiva nei seguenti campi: a), l'unione doganale; b) le regole di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno; c) la politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l'euro; d) la conservazione delle risorse biologiche del mare nella cornice della politica comune della pesca; e) la politica commerciale comune. §2. L'unione dispone anche di una competenza esclusiva per la conclusione di accordi internazionali quando questa conclusione è prevista in un atto legislativo dell'unione, o è necessario per permettergli di esercitare la sua competenza interna, o nella misura in cui è suscettibile di implicare delle regole comuni o di alterarne la portata. " Articolo I-14: "I campi di competenza condivisa: (…) §2. Le competenze condivise tra le unioni e gli Stati membri si applicano ai principali seguenti campi: a) il mercato interno; b) la politica sociale, per gli aspetti definiti nel parte III; c) la coesione economica, sociale e territoriale d) l'agricoltura e la pesca, ad eccezione della conservazione delle risorse biologiche del mare; e) l'ambiente naturale; f) la protezione dei consumatori; g) i trasporti; h) le reti transeuropee i) l'energia; j) lo spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia; k), le poste comuni di sicurezza in materia di salute pubblica, per gli aspetti definiti nel parte III. (…)." 

Tra le competenze esclusive, vedere l'art.I-13, §1,: "e) la politica commerciale comune. »… 
I parlamenti nazionali sono così totalmente spoglati, per esempio, della minima capacità di influenzare gli accordi commerciali internazionali (AGCS, ADPIC ed altri avatar dell'OMC), mentre la vita dei cittadini è destinata a sconvolgimenti maggiori all'occasione di questi accordi che si preparano nella più grande discrezione. 

[4] Forza superiore delle norme europee su tutte le altre norme, nazionali ed internazionali: Art. I-6: "La Costituzione ed il diritto adottato dalle istituzioni dell'unione, nell'esercizio delle competenze che sono attribuite a questa, superano il diritto degli Stati membri. » 
È la prima volta che un trattato europeo che si crede Costituzione enuncia espressamente questa regola e, soprattutto, niente impone alla Corte di Giustizia europea (CJE), solo arbitro alla fine, senza ricorso, di interpretare questo testo in modo restrittivo come ha fatto il nostro Consiglio Costituzionale (CC, 19 nov. 2004, 505 DC): è anche altamente probabile che gli dia tutta la sua portata possibile, che la piccola norma europea prevarrà fino sopra la Costituzione degli Stati membri. Vedere l'appassionante analisi di Federico Rouvillois, professore all'università" di Parigi V, nel capitolo 1 "Il doppio gioco del Consiglio costituzionale" del piccolo libro "La nuova Unione europea. Approcci critici alla Costituzione europea", (edizioni XF di Guibert). 
Arte. I-12: "§1. Quando la Costituzione attribuisce all'unione una competenza esclusiva in un campo determinato, solo l'unione può legiferare e può adottare giuridicamente degli atti costrittivi, gli Stati membri non potendolo fare da soli che se vengono abilitati dall'Unione, o per mettere in opera gli atti dell'Unione." 
Vedere anche "Il primato del diritto comunitario sulla costituzione francese: l'abrogazione implicita della Costituzione", di Armel Pécheul, professore all'università di Angers, (20 p.), chap. 3 dello stesso libro "La nuova UE. Approcci critici ... ", (XF di Guibert): 
"Nella sua decisione n°2004-505 DC dei 19 nov. 2004, il Consiglio Costituzionale afferma semplicemente che la costituzionalizzazione del principio di primato non va al di là di ciò che richiede la Corte di Giustizia delle Comunità europee (CJCE) attualmente. 
Ma è precisamente già molto. La Corte del Lussemburgo ha infatti già tutto detto su questo argomento e ciò che ha detto è essenziale poiché impone il primato del diritto comunitario sulle Costituzioni nazionali! » 
Un poco più lontano, p. 54, Armel Pécheul ricorda l'ordinanza Tanja Kreil del 11 gennaio 2000 (CJCE, aff. C-285/98, Rec. I, p. 69) dove una semplice direttiva del Consiglio del 1976 si è imposta alle disposizioni specifiche ed espresse della Costituzione tedesca (articolo 12) ed in un campo che non era comunitarizzato poiché si trattava del campo della difesa. 
Cito Armel Pécheul, nella sua conclusione di un argomentare rigoroso: "la benzina della Costituzione francese, il DNA, le disposizioni specifiche ed espresse, le disposizioni inerenti alla sua struttura fondamentale non sono più protette dal custode della Costituzione [il Consiglio Costituzionale]. Questo ne ha dato le chiavi ai giudici europei. Non dipendono neanche più dal potere costituente poiché il popolo francese è chiamato a confermare questo abbandono dalla ratifica del Trattato. Ebbene sì, l'essenziale è proprio rimesso in causa, vale a dire, come dice il Presidente Mazeaud, l'esistenza stessa della Costituzione francese. " 
Quali sono le differenti norme previste dal TCE? 
Art. I-33: "Gli atti giuridici dell'Unione: Le istituzioni, per esercitare le competenze dell'Unione, utilizzano come strumenti giuridici, conformemente alla parte III, la legge europea, la legge-quadro europea, il regolamento europeo, la decisione europea, le raccomandazioni ed i pareri. 
• La legge europea è un atto legislativo di portata generale. È obbligatoria in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ogni Stato membro. 
• la legge-quadro europea è un atto legislativo che lega ogni Stato membro destinatario quanto al risultato da raggiungere, pur lasciando alle istanze nazionali la competenza in quanto alla scelta della forma e dei mezzi. 
• Il regolamento europeo è un atto non legislativo di portata generale per la messa in opera degli atti legislativi e di certe disposizioni della Costituzione. Può o essere obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ogni Stato membro, o legare ogni Stato membro destinatario  quanto al risultato da raggiungere, pur lasciando alle istanze nazionali la competenza in quanto alla scelta della forma e dei mezzi. 
• La decisione europea è un atto non legislativo obbligatorio in tutti i suoi elementi. Quando designa dei destinatari, è obbligatoria solamente per questi. [Vedere altra nota, un poco più lontano, su questo punto] 
• Le raccomandazioni ed i pareri non hanno effetto costrittivo." 

[5] Vedere gli argomenti di Olivier Gohin, nel capitolo 4 del piccolo libro "La nuova Unione europea. Approcci critici alla Costituzione europea", éd. XF di Guibert. 

Certi professori vanno più lontano: "la personalità giuridica dell'unione, istituita dall'art. I-7", secondo Francesco-Guilhem Bertrand, professore emerito all'università di Parigi XI, deve leggersi con l'ordinanza del 31 marzo 1971 della Corte di Giustizia AETR che decide che la personalità data all'Europa cancella quella degli Stati membri e vieta loro di manifestarsi quando l'Europa si esprime", (stesso lavoro). 

Questo è forse un'esagerazione, forse è la realtà, forse è bene o forse male, non ho certezze su questo, ma se ne potrebbe dibattere almeno, invece di fare come se niente fosse o di parlare del sesso degli angeli come fa questa Carta o questo diritto di petizione che non impone quasi niente a nessuno. 

[6] Si ritroveranno la maggior parte di questi principi, tra gli altri altri, nel libro di Paul Alliès, professore di scienze politiche nell'università di Montpellier I, "Una costituzione contro la democrazia? Ritratto di una Europa spoliticizzata". Ancora un libro assolutamente appassionante. (estratto, ogni parola conta): 
"La costruzione europea ha messo silenziosamente in pericolo la tradizione di sovranità popolare che giustificava l'esercizio del potere da parte delle autorità statali, le loro decisioni che sono solamente un'emanazione del popolo sovrano. L'ha fatto di due modi: da un lato, il diritto costituzionale europeo ignora ogni sovrano costituente; così che le decisioni delle autorità sono imputate ad un'entità, l'Unione, che non è una comunità politica. D'altro lato, è sempre più difficile imputare le norme nazionali, dedotte dalle norme europee, al popolo che le Costituzioni di ciascuno dei paesi membri proclamano sovrano. 
Entriamo in un sistema inedito dunque, quello dell'Unione dove né i trattati in vigore né la Costituzione menziono alcun 'sovrano'. Nessuno di questi testi ha saputo designare una sorgente legittima del potere dell'unione per fare meglio apparire di rispettare l'eredità di una sovranità popolare nazionalmente spezzettata Stato per Stato. Il problema non è quello di sapere se sociologicamente, o culturalmente, un popolo europeo esiste. È quello di rompere la natura politica dell'Unione attraverso il fondamento del potere che contiene. Fino ad oggi, il potere costituente inventava un popolo e lo faceva vivere. Oramai, una Costituzione inventa un'autorità senza soggetto né fine. " (pagina 57) 

[7] Costituzione europea: Come procurarsi il testo integrale? 
http://www.constitution-europeenne.fr 
Leggere prima di votare: 
a) Il trattato che stabilisce una Costituzione per l'Europa - 349 pagine. 
b) I protocolli e gli allegati I ed II - 382 pagine. Documento chiamato "Addendum 1 al documento CIG 87/04 REV 1". 
c) Le dichiarazioni da annettere all'atto finale del CIG e l'atto finale - 121 pagine. Doc. chiamato "Addendum 2 al documento CIG 87/04 REV 2". Totale: 349 + 382 + 121 = 852 pagine nella versione fine 2004. 
La versione attualmente disponibile, metà aprile 2005, è oramai più compatta: un solo file pdf: 485 pagine. Scrivendo stretto, in caratteri piccoli, e su delle grandi pagine da giornale, può stare tutto in meno di cinquanta pagine. 
A titolo di paragone, le Costituzioni francesi ed americana fanno ciascuna circa 20 pagine. 
Altre unità di misura, meno soggette a variazione tipografica, le parole ed i caratteri,: la Costituzione europea contiene 70.904 parole, ovvero 14,7 volte più della Costituzione francese, e 441.895 battute, contro 46.515). 

Argomento quantitativo dei difensori del trattato: "Per riunire 450 milioni di persone, il testo fondatore non può essere corto. " La sola ragione di questa lunghezza stravagante, 448 articoli, è la terza parte, inutile cercarne altrove le ragioni. Interessato da questo approccio quantitativo, sono andato a cercare la Costituzione dell'India, un miliardo di individui, ed io ha trovato… 151 articoli ;o) http://www.oefre.unibe.ch/law/icl/in00000_.html
Del canto suo, la Costituzione degli USA, 300 milioni di persone, sta in 7 articoli. 

Infine, un link interessante che permette di paragonare numerose costituzioni nel mondo: 
http://mjp.univ-perp.fr/constit/constitintro.htm 

[8] Tuttavia, malgrado la sua lunghezza, non vi compare tutto: una informazione così fondamentale come la definizione dei SIEG, servizi di interesse economico generale, (citata negli art. II-96, III-122, III-166), da non confondere coi servizi pubblici, non figura nelle 485 pagine: occorre, per questo esempio, consultare il "libro bianco" della Commissione per apprendere che i SIG e SIEG non sono sinonimi di "servizi pubblici": 
http://europa.eu.int/comm/secretariat_general/services_general_interest/index_fr.htm, p. 23: "Conviene sottolineare che il termine 'servizio di interesse generale' e 'servizio di interesse economico generale' non deve essere confuso con l'espressione 'servizio pubblico' (…)." 

[9] Bisogna leggere fino alla fine tutte le pagine: l'interpretazione della Carta dei diritti fondamentali è descritta fuori della Costituzione stessa, in un testo che si chiama Dichiarazione 12: il preambolo della Carta prevede che "In questo contesto, la Carta sarà interpretata dalle giurisdizioni dell'Unione e degli Stati membri che prende debitamente in considerazione le spiegazioni stabilite sotto l'autorità del praesidium della Convenzione che ha elaborato la Carta." 
In questo dichiarazione n°12, si trova talvolta il contrario di ciò che la Carta afferma alto e forte. 
Così, dopo che si è affermato il diritto alla vita e l'interdizione della pena di morte nell'articolo II-62 della Carta, l'articolo 2 del dichiarazione n°12, pagina 435 (chi parla di testo leggibile?) precisa: "La morte non è considerata come inflitta in violazione di questo articolo nei casi dove risulterebbe da un ricorso alla forza reso assolutamente necessario: 
a) per assicurare la difesa di ogni persona contro la violenza illegale; 
b) per effettuare un arresto regolare o per impedire regolarmente l'evasione di una persona detenuta; 
c) per reprimere, conformemente alla legge, una sommossa o un'insurrezione." 
Lo stesso articolo precisa anche: "Uno Stato può prevedere nella sua legislazione la pena di morte per gli atti commessi in tempo di guerra o di pericolo imminente di guerra; una tale pena sarà applicata solamente nei casi previsti da questa legislazione e conformemente alle sue disposizioni...". si constata dunque che tutto non è detto nella Carta stessa e che bisogna leggere bene tutte le pagine. 

[10] Il pericolo degli "atti non legislativi" che permettono agli organi non parlamentari, non eletti, di creare liberamente delle regole costrittive di portata generale, è stato denunciato dal contro-rapporto dei partecipanti alla convenzione che giudicano il TCE non democratico. Un documento interessante, da leggere: 
http://bellaciao.org/fr/article.php3?id_article=14058 
Per gli atti giuridici dell'unione, vedere l'art. I-33, nota sopra. 

[11] Brano del corso di diritto amministrativo di J. Morand-Deviller, éd. Montchrestien, pagina 256: "È un problema preoccupante l'inflazione di testi, sempre più chiacchieroni e confusi. Questa inclinazione, così pregiudizievole alla sicurezza giuridica e contraria al rigore del diritto francese, è stata denunciata in termini energici nel rapporto pubblico del Consiglio di stato del 1991: 'sovrapproduzione normativa… logorrea legislativa e regolamentare… Chi dice inflazione dice svalutazione: quando il diritto chiacchiera, il cittadino non gli presta più di un orecchio distratto… Se non ci si sta attenti, ci saranno domani due categorie di cittadini: quelli che avranno i mezzi di offrirsi i servizi di un esperto per sfruttare queste sottigliezze a proprio profitto, e gli altri, eterni smarriti nel labirinto giuridico, gli abbandonati dallo stato di diritto.' Il Consiglio Costituzionale ha fatto del principio di 'accessibilità' e di 'intelligibilità della legge' un obiettivo di valore costituzionale (decisione del 16 dicembre 1999.)" 

[12] Libri interi sono stati scritti per denunciare con forza questa istituzionalizzazione del neoliberalismo … 
È vero che bisogna leggere per comprendere i loro argomenti: o), 
Si possono citare alcuni articoli che contengono il neoliberalismo, (riassumendo il neoliberalismo nello spodestamento degli Stati e dei loro mezzi di intervento economico a profitto della libertà individuale, cosa che alla fine approda invariabilmente nella legge del più forte): 

Articolo I-3.2 "L'unione offre ai suoi cittadini un spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia senza frontiere interne, ed un mercato interno dove la concorrenza è libera e non falsata." 
Se si intendesse "non falsata dai grandi gruppi", si può solo acconsentire. 
Ma se si intende "non falsata dallo Stato", si vede qui il neoliberalismo trovare radici istituzionali. 

L'indipendenza della BCE è una deregolamentazione, è privare gli Stati della leva monetaria per governare, è liberalismo dottrinario, ad un grado unico al mondo. (Articolo I-30 ed III-188). 

Un budget minuscolo (lo 1,27%), e l'impossibilità per il Parlamento di aumentare questo budget, (nessun potere parlamentare sulle imposizioni), è dunque la garanzia di una Europa relativamente povera e quindi poco interventista: è neoliberale. 

Articolo III-314: L'unione contribuisce (…) alla soppressione progressiva delle restrizioni agli scambi internazionali ed agli investimenti stranieri diretti, così come alla riduzione delle barriere doganali ed altri. 
Questo articolo vieta agli Stati di vietare, cosa che si chiama deregolazione, questo è liberalismo bell'e buono. L'espressione apparentemente anodina "ed altri" è nuova rispetto a Nizza e permette ogni deriva futura: soppressione delle barriere sociali, ambientaliste, ecc. 

Articolo III-148: Gli Stati membri si sforzano di procedere alla liberalizzazione dei servizi al di là della misura obbligatoria (…) se la loro situazione economica generale e la situazione del settore interessato glie lo permettono. 
Si chiede ad ogni Stato di essere "più realista del re", decisamente per principio. 
Se non è liberalismo bell'e buono, questo … 
Ricordo che il contesto mondiale è l'OMC e l'AGCS che deregolamentano metodicamente tutto il pianeta e che finiranno per uccidere tutti i servizi pubblici così come ogni forma di resistenza degli Stati contro le grandi aziende. È urgente che la Costituzione europea confermi ed amplifichi questa spaventosa tendenza? 

Articolo III-156: le restrizioni tanto ai movimenti di capitali che ai pagamenti tra gli Stati membri e tra gli Stati membri ed i paesi terzo sono vietati. 
Ancora un divieto di vietare, ancora una leva di azione importante di cui vengono privati gli Stati membri, ancora il neoliberalismo … Per il bene di chi? Per il popolo? 
Ciascuno può notare la forza imperativa (che lascia ben poco posto all'interpretazione giurisprudenziale) che c'è in questa disposizione a vocazione economica e che fa invece difetto nei grandi e bei principi delle parti I e II. 

Articolo III-167.1: Salvo deroghe previste dalla Costituzione, sono incompatibili col mercato interno, nella misura in cui influenzano gli scambi tra Stati membri, gli aiuti accordati dagli Stati membri o per mezzo di risorse dello Stato sotto qualsiasi forma che falsino o minaccino di falsare la concorrenza favorendo o certe imprese o certe produzioni. 
L'interdizione di aiutare ogni attore, sotto qualsiasi forma, diventa il principio centrale. È ancora un marchio di neoliberalismo che mira progressivamente all'indebolimento dello stato sociale, anche se delle eccezioni sono ancora previste nel seguente capoverso (per quanto tempo?). 

Articolo 178: Gli Stati membri e l'unione agiscono nel rispetto del principio di un'economia di mercato aperto dove la concorrenza è libera, favorendo una allocazione efficace delle risorse (…) 
"È una legge fondamentale della teoria economica neoliberale che entra nel trattato: l'economia di mercato libero assicura l'allocazione efficace delle risorse. Questo è tanto falso, insensato e politicamente scorretto quanto scrivere che la pianificazione centrale dell'economia assicura un'allocazione efficace delle risorse. ", (Jacques Généreux, professore a Scienze Politiche, p. 88). 

Il colmo è raggiunto con l'articolo III-131 del quale ci si chiede se  bisogna riderne o piangerne: in caso di guerra o di tensione internazionale che costituisce una minaccia di guerra… (è grave) … gli Stati membri si consultano (fin qui, siamo d'accordo), in vista di prendere assieme le misure necessarie (e fanno bene…) per evitare che il funzionamento del mercato interno non sia influenzato dalle misure che un Stato membro può essere chiamato a prendere in caso di agitazioni interne gravi che riguardano l'ordine pubblico… 
Non stiamo inventando: anche in caso di guerra, è vietato agli Stati vietare, per proteggere il santo mercato, e gli altri Stati se ne fanno garanti. Più dogmatico di così, come liberalismo, si muore! 

Fermo le citazioni di articoli perché la parte III è semplicemente infarcita di questo liberalismo che trasuda dovunque e che incatena gli Stati membri. Ciascuno può constatare leggendo il testo. 

Il fatto che degli ultra estremisti oltre-Manica richiedono ancora di più e rigettano questo trattato perché non è abbastanza liberale non è la dimostrazione che il TCE non è una bibbia liberale. Ciascuno deve leggere il testo e deve constatare la sorte che si riserva agli Stati ed al loro potere di intervento. 

Come dimostra bene Jacques Généreux (professore a Scienze Politiche), "alla fine, la pretesa Costituzione per l'Europa ci promette sempre più una competizione dura ed un'esposizione crescente alle malefatte sociali ed ecologiche della guerra economica." 

Il liberalismo sbrigliato, è il dogma della responsabilità individuale, è "ciascuno per se e contro tutti", la negazione della civiltà e dell'umanesimo. 

Il neoliberalismo dottrinario è tanto temibile per gli uomini quanto il collettivismo cieco. 

A proposito, ho trovato la vera definizione dell'espressione (ingannatrice) "economia sociale di mercato". Frédéric Lordon ricorda molto opportunamente la genesi di questo vocabolo nel suo appassionante documento "La menzogna sociale della Costituzione", http://www.sociotoile.net/article104.html, p. 8 e seg. dove si scopre che questa espressione designa un liberalismo estremo, più di quello dello stesso Hayek, e dove la parola sociale non ha assolutamente niente da vedere con quanto intendano i francesi. "Questo sociale è solamente l'effetto del mercato stesso e non altro, certamente non una regolazione che gli sarebbe aggiunta dell'esterno". Bisogna leggere questo testo di Lordon, è bravo, illumina bene l'aspetto profondamente dottrinario del TCE (vedere la mia pagina ‘Liens et docs ' su http://etienne.chouard.free.fr/Europe/index.htm). 
[13] Indipendenza e missione della banca centrale: art. I-30: "§1 (…) La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati membri di cui la moneta è l'euro che costituisce l'Eurosistema, conducono la politica monetaria dell'unione. §2. Il Sistema europeo di banche centrali è diretto dagli organi di decisione della Banca centrale europea. L'obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali è di mantenere la stabilità dei prezzi. Senza pregiudizio di questo obiettivo, porta il suo sostegno alle politiche economiche generali nell'Unione per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di questa. Ha una missione diversa di banca centrale conformemente al parte III ed allo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea. §3. La Banca centrale europea è un'istituzione. Ha personalità giuridica. È la sola abilitata ad autorizzare l'emissione dell'euro. E' indipendente nell'esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze. Le istituzioni, organi ed organismi dell'unione così come i governi degli Stati membri rispettano questa indipendenza. " ed art. III-188: "né la Banca centrale europea, né una banca centrale nazionale, né un membro qualsiasi dei loro organi di decisione possono sollecitare né accettare delle istruzioni delle istituzioni, organi od organismi dell'unione, dei governi degli Stati membri o di tutto altro organismo. " 

[14] Vedere JP Fitoussi, Professore delle Università all'Istituto di Studi Politici di Parigi, Presidente del Consiglio Scientifico dell'IEP di Parigi, Presidente dell'OFCE e Segretario generale dell'associazione Internazionale delle Scienze Economiche, conversazione con JC Guillebaud, "La politica dell'impotenza", 2005, Arléa,: 

- JCG: "Sta dicendo che alla fine, ossessionati dalla lotta contro l'inflazione, si è consentito letteralmente alla disoccupazione." 
- JPF: "Peggio di così! Si è in una prima fase strumentalizzato la disoccupazione per combattere l'inflazione. Ogni "banchiere centrale" del pianeta sa che, appena aumenta i tassi di interessi, mette in stato di disoccupazione una parte delle categorie più vulnerabili della popolazione. Non solo lo sa, ma è precisamente per questo che lo fa. Perché aumenta i tassi di interessi? Perché si è persuaso che la domanda è troppo forte e che le imprese che producono a piena capacità non potrebbero soddisfarla che aumentando i loro prezzi. La doccia fredda dei tassi di interessi riduce così la domanda ed incita le imprese a licenziare. ", (p. 45), 
(…) 
- JCG: "Che cosa pensa dei due argomenti martellati in quel periodo [dopo il 1982] a proposito dell'inflazione e del rispetto dei grandi equilibri? Primariamente si è detto che era legittimo, (ivi compreso moralmente legittimo) lottare contro l'inflazione perché penalizzava i più poveri; secondariamente, che bisognava mantenere i grandi equilibri per semplice rispetto e generosità verso le generazioni a venire a, per non fare pesare un carico troppo pesante sulla testa dei nostri figli. Si è vestito, in qualche modo, questa politica con un discorso di generosità…" 
- JPF: "Era una doppia menzogna. Aumentando i tassi di interesse, e soprattutto mantenendoli ad un livello alto una volta vinta l'inflazione, si sapeva che si favorivano quelli che detengono il capitale finanziario, e che si escludeva dall'accesso ai beni duraturi (che esigono un ricorso al prestito), le categorie più vulnerabili della popolazione. (…) La seconda menzogna è che aumentando i tassi di interesse si faceva del servizio del debito uno delle poste più importanti del bilancio dello Stato." (P. 46) 

- JPF: "Che l'orientamento delle politiche economiche dell'Unione sia, per l'essenziale, indipendente di ogni processo democratico è al tempo stesso contrario alle tradizioni politiche dei popoli europei, e pericoloso per l'efficacia economica dell'insieme." (p. 72) 

- JPF: "Forzando le tinte, si potrebbe affermare che il 'governo economico' dell'Europa sta procurandosi un despota illuminato che, al riparo dalle pressioni popolari, cercherebbe il bene comune mediante l'applicazione rigorosa di una dottrina - il liberalismo - supposta superiore a tutte le altre in termini di efficacia economica. La democrazia non sarebbe dunque il sistema politico che è più in grado di perseguire l'interesse generale; porrebbe i governi in posizione di vulnerabilità davanti alle pressioni delle popolazioni in favore della ridistribuzione. Il potere ha cambiato così mani. I politici hanno preferito conferirlo ad agenti indipendenti. (…) 

Ma è anche vero che, fin dall'origine, la costruzione europea è stata l'opera di una democrazia delle élite, piuttosto che semplicemente della democrazia. Tuttavia le élite hanno cambiato (…) oggi tendono ad assimilare il bene pubblico al mercato." 

Il seguito è edificante… Un piccolo libro importante, da leggere… 

[15] Patto di stabilità: arte. III-184, (2 pagine), ed art. 1 del protocollo n°10 sulle procedure concernenti i deficit eccessivi "I valori di riferimento indicati nell'articolo III-184, paragrafo 2, della Costituzione sono i seguenti: a) il 3% per il rapporto tra il deficit pubblico previsto o effettivo ed il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato; b) il 60% per il rapporto tra il debito pubblico ed i prodotto interno lordo ai prezzi di mercato. " Vedere anche la nota precedente. 

[16] Interdizione di falsare la concorrenza: questa interdizione è nel testo dovunque, è formale e costrittiva, ivi compreso per le imprese pubbliche: 
Art. III-166: "§1. Gli Stati membri, riguardo le imprese pubbliche e le imprese alle quali accordano dei diritti speciali o esclusivi, non decretano né mantengono nessuna misura contraria alla Costituzione, particolarmente all'articolo I-4, paragrafo 2 [non discriminazione], ed agli articoli III-161 ad III-169 [regole di concorrenza]. 
§2. Le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale o che presentano il carattere di un monopolio fiscale sono sottoposte alle disposizioni della Costituzione, particolarmente alle regole di concorrenza, nella misura in cui l'applicazione di queste disposizioni non sono incompatibili con il compimento in diritto o in fatto della missione particolare che è stata loro impartita. Lo sviluppo degli scambi non deve essere influenzato in modo contrario all'interesse dell'unione. §3. La Commissione bada all'applicazione del presente articolo ed adotta, al bisogno, i regolamenti o le decisioni europee appropriati." 
Articolo III-167: "§1. Salvo deroghe previste dalla Costituzione, sono incompatibili col mercato interno, nella misura in cui influenzano gli scambi tra Stati membri, gli aiuti accordati dagli Stati membri o per mezzo di risorse dello Stato sotto qualsiasi forma che falsi o che minacci di falsare la concorrenza favorendo o certe imprese o certe produzioni". 

[17] "La politica dell'impotenza": vedere il piccolo libro luminoso di Jean-Paul Fitoussi, economista di primo piano che dimostra questo spodestamento progressivo dei responsabili politici per diffidenza verso la democrazia. Vedere il brano più sopra. 
Vedere anche il libro entusiasmante di Jacques Généreux, Professore a Scienze Politiche, "Manuale critico del perfetto europeo" che protesta, anche lui, contro l'azzeramento degli strumenti europei di intervento economico, e contro il dogmatismo cieco che sostiene questa follia unica al mondo. Si legge questo libro senza potersi fermare … 

[18] "Dodici economisti contro il progetto di costituzione europea", di Gilles Raveaud, dottore in economia ed insegnante, (Istituto di studi europei, Università Parigi VIII), ed undici altri: un'analisi notevole, molto argomentata, del progetto attuale dell'unione, progetto più economico che politico, da leggere: http://www.legrandsoir.info/article.php3?id_article=2231 e http://econon.free.fr/index.html 

[19] Procedura di revisione ordinaria: art. IV-443.3: "Una Conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri è convocata dal presidente del Consiglio visto di emettere di comune accordo le modifiche da portare al trattato odierno. Le modifiche entrano in vigore dopo essere state ratificate da tutti gli Stati membri conformemente alle loro regole costituzionali rispettive. » 

[20] Richiamo: l'articolo 28 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino dell'anno I

[21] Procedura di revisione semplificata: 
art. IV-444: "1. Quando la parte III prevede che il Consiglio deliberi all'unanimità in un campo o in un caso determinato, il Consiglio europeo può adottare una decisione europea che autorizza il Consiglio a deliberare a maggioranza qualificata in questo campo o in quel caso. 
Il presente paragrafo non si applica alle decisioni che hanno delle implicazioni militari o nel campo della difesa. 
2. Quando a parte III prevede che le leggi o leggi-quadro europee siano adottate dal Consiglio conformemente ad una procedura legislativa speciale, il Consiglio europeo può adottare una decisione europea che autorizza l'adozione delle dette leggi o leggi-quadro conformemente alla procedura legislativa ordinaria. 
3. Ogni iniziativa presa dal Consiglio europeo sulla base dei paragrafi 1 o 2 è trasmessa ai Parlamenti nazionali. In caso di opposizione di un parlamento nazionale notificato entro sei mesi dopo questa trasmissione, la decisione europea indicata nei paragrafi 1 o 2 non è adottata. In assenza di opposizione, il Consiglio europeo può adottare suddetta decisione. 
Per l'adozione delle decisioni europee indicate nei paragrafi 1 e 2, il Consiglio europeo delibera all'unanimità, dopo l'approvazione del Parlamento europeo che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono. » 

[22] Vedere l'appassionante analisi di Laurent Lemasson, diplomato dell'istituto di studi Politici di Parigi, titolare di un dottorato in Diritto Pubblico e Scienze Politiche e docente incaricato all'Essec, "Costituzione europea,: l'Europa vi trova il suo tornaconto? ", documento da leggere sul sito dell'istituto Thomas More: http://www.institut-thomas-more.org/showNews/24. Per il rischio di estensione dei poteri delle istituzioni di loro propria iniziativa e senza l'accordo diretto dei popoli, vedere pagina 10. 

[23] Procedura di ratifica per l'entrata di un nuovo Stato nell'UE: Articolo I-58: "Criteri di eleggibilità e procedura di adesione all'Unione: (…) §2. Ogni Stato europeo che vuole diventare membro dell'unione invia la sua domanda al Consiglio. Il Parlamento europeo ed i parlamenti nazionali sono informati di questa domanda. Il Consiglio delibera all'unanimità dopo avere consultato la Commissione e dopo approvazione del Parlamento europeo che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono. Le condizioni e le modalità dell'ammissione sono oggetto di un accordo tra gli Stati membri e gli stati candidati. Questo accordo è sottomesso da tutti gli Stati contraenti a ratifica, conformemente alle loro regole costituzionali rispettive. " Queste ultime parole fanno dipendere dal diritto nazionale la procedura di ratifica dell'entrata di un nuovo membro. 
Nel febbraio 2005, il Parlamento francese, riunito in Congresso, ha cambiato la Costituzione francese affinché questa ratifica sia sottomessa necessariamente a referendum: articolo 2 della legge di revisione: "I.-Il titolo XV della Costituzione è completato da un articolo 88-5 così redatto: 'Art. 88-5. - Ogni progetto di legge che autorizza la ratifica di un trattato relativo all'adesione di un Stato all'unione europea ed alle Comunità europee è sottomesso al referendum dal Presidente della Repubblica.' " Quando il testo precisa "è sottomesso", è obbligatorio (in diritto, l'indicativo vale per imperativo). 

[24] Rinvio ancora alla lettura dell'eccellente articolo di Laurent Lemasson, pagina 5,: 
http://www.institut-thomas-more.org/showNews/24 

[25] Esclusività dell'iniziativa delle leggi per l'esecutivo: 
Articolo I-26: "(…) §2. Un atto legislativo dell'unione non può essere adottato che su proposta della Commissione, salvo nei casi dove la Costituzione ne dispone diversamente. 
Gli altri atti sono adottati su proposta della Commissione quando la Costituzione lo prevede. " 
Dunque, per gli atti non legislativi (vedere seguente nota), la norma è l'iniziativa libera: anche senza bisogno della Commissione se la Costituzione non lo prevede espressamente. 

[26] Campi esclusivi, dove l'esecutivo può legiferare da solo: 
Il principio del codecisione: 
Art. I-34, §1: "Le leggi e le legge-quadro europee sono adottate, su proposta della Commissione, congiuntamente dal Parlamento europeo ed il Consiglio conformemente alla procedura legislativa ordinaria indicata nell'articolo III-396. Se le due istituzioni non giungono ad un accordo, l'atto in questione non è adottato. 
Le eccezioni alla codecisione, nei due sensi: 
Art. I-34, §2: Nei casi specifici previsti dalla Costituzione, le leggi e le legge-quadro europee sono adottate dal Parlamento europeo con la partecipazione del Consiglio o da questo con la partecipazione del Parlamento europeo, conformemente a delle procedure legislative speciali." 
La "partecipazione" che può essere la semplice consultazione, non costrittiva, il principio della possibilità di "leggi senza Parlamento" sembra qui acquisita, prima sorpresa, dunque, ma nessuno elenco chiaro, e dunque controllabile, è precisato, seconda sorpresa. 

[27] Uno strumento politico antidemocratico? Le decisioni europee: 
Articolo I-33: Gli atti giuridici dell'unione: [richiamo] 
"(…) Il regolamento europeo è un atto non legislativo di portata generale per l'attuazione degli atti legislativi e di certe disposizioni della Costituzione. Può o essere obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ogni Stato membro, o legare ogni Stato membro destinatario quanto al risultato da raggiungere, pure lasciando alle istanze nazionali la competenza quanto alla scelta della forma e dei mezzi. 
La decisione europea è un atto non legislativo obbligatorio in tutti i suoi elementi. Quando designa dei destinatari, è obbligatoria solamente per questi. "E quando non designa dei destinatari?... si può spiegare ai cittadini quale sia la differenza con una legge, a parte la fonte? Si direbbe che non ce ne è nessuna. Per ora, direi che le decisioni somigliano maledettamente a "leggi senza parlamento" (povero Montesquieu): 
Articolo I-35: Gli atti non legislativi: 
1. Il Consiglio europeo adotta delle decisioni europee nei casi previsti dalla Costituzione. 
2. Il Consiglio e la Commissione, particolarmente nei casi previsti agli articoli I-36 ed I-37, così come la Banca centrale europea nei casi specifici previsti dalla Costituzione, adottano dei regolamenti o decisioni europee. 
Si nota che il Parlamento è escluso (per definizione? Allora perché non avere escluso anche il Consiglio dei Ministri che ci si presenta come una "camera alta" che compone il potere legislativo?) da questi "atti non legislativi" quando gli autori di queste norme sono eletti raramente e spesso fuori controllo. Gli "atti non legislativi" sono stati screditati come antidemocratici da alcuni partecipanti alla convenze autori di un "Contro rapporto" che giudica il TCE come "andare contro tutti i principi democratici". Vedere l'allegato III, pagine 21 a 24: 
http://europa.eu.int/constitution/futurum/documents/contrib/doc180703_fr.pdf 

[28] Chi nomina i commissari: 
l'Art. I-19 stabilisce che l'espressione "Consiglio" senza altra precisazione designa il Consiglio dei ministri: "—il Consiglio dei ministri, denominato qui di seguito "Consiglio")." 
L'art. I-27.2 che descrive la designazione dei commissari parla di "Consiglio" senza altra precisazione: 
"2. Il Consiglio, di comune accordo col presidente eletto, adotta l'elenco delle altre personalità che propone di nominare membri della Commissione. " Quale Consiglio? Il paragrafo precedente dell'articolo 27 fa riferimento al Consiglio Europeo, per nominare il Presidente della Commissione,: "1. Tenendo conto delle elezioni al Parlamento europeo, e dopo avere proceduto a consultazioni appropriate, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla funzione di presidente della Commissione. Questo candidato è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Se questo candidato non raccoglie la maggioranza, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone, entro un mese, un nuovo candidato che è eletto dal Parlamento europeo secondo la stessa procedura. " Ci si può chiedere quale sia il Consiglio di cui si parla nel paragrafo 2: chi nomina i membri della Commissione? 

[29] Laurent Lemasson, diplomato dell'istituto di studi Politici di Parigi, titolare di un dottorato in Diritto Pubblico e Scienze Politiche e docente incaricato all'Essec, "Costituzione europea,: l'Europa trova conto suo? ", documento da leggere sul sito dell'istituto Thomas More: 
http://www.institut-thomas-more.org/showNews/24. 

[30] Censura della Commissione da parte del Parlamento: 
Articolo I-26.8: 8: "La Commissione, in quanto collegio, è responsabile davanti al Parlamento europeo. Il Parlamento europeo può adottare una mozione di censura della Commissione conformemente all'articolo III-340. Se una tale mozione è adottata, i membri della Commissione devono licenziarsi collettivamente delle loro funzioni ed il ministro degli Affari esteri dell'Unione deve licenziarsi dalle funzioni che esercita in seno alla Commissione. » 
Articolo III-340: "Il Parlamento europeo, interpellato da una mozione di censura sulla gestione della Commissione, non può pronunciarsi su questa mozione che dopo almeno tre giorni dal suo deposito e per scrutino pubblico. Se la mozione di censura è adottata a maggioranza dei due terzi dei suffragi espressi ed a maggioranza dei membri che compongono il Parlamento europeo, i membri della Commissione devono licenziarsi collettivamente delle loro funzioni ed il ministro degli Affari stranieri dell'unione deve licenziarsi delle funzioni che esercita in seno alla Commissione. (…)" 

[31] Apparentemente, non c'è elenco dei campi riservati all'esecutivo legislatore, (Montesquieu si rivolta nella tomba con espressioni simili) ovvero dei campi riservati da una parte grazie alle eccezioni alla codecisione (I-34-§2), e dall'altra grazie all'esistenza stessa delle decisioni europee (I-33 ed I-35): bisogna andare a caccia nelle 485 pagine per trovare gli articoli che prevedono una procedura legislativa speciale, senza il Parlamento, o il potere di creare del diritto per "decisione", senza il Parlamento. 

Dato che questi campi sono in qualche modo una zona franca di controllo parlamentare, si amerebbe sapere semplicemente quale siano le relative materie. 

Non trovando ciò che cercavo nelle mie 485 pagine del testo originale, ho trovato le seguenti spiegazioni su http://www.legrandsoir.info/article.php3?id_article=2157: "I 21 campi di cui il Parlamento è escluso e dove il Consiglio dei ministri decide da solo sono di un'importanza decisiva: il mercato interno, l'essenziale della Politica Agricola Comune, le Tariffe Doganali Comuni, la Politica estera e di Sicurezza Comune, la politica economica, la politica sociale, la fiscalità...." 

Interrogato sulle fonti di questa affermazione, l'autore Jean-Jacques Chavigné mi ha dato velocemente i n° di articolo precisi commentando: "non sarà scritto mai nero su bianco che il Parlamento è escluso della decisione. Bisognerà comprendere che è escluso quando un articolo della Costituzione preciserà che il Consiglio decide e/o che il Parlamento sarà semplicemente consultato. (JJC)" 

Opacità incredibile del testo supremo che dovrebbe essere tuttavia assolutamente chiaro, si capisce bene qui perché. JJC continua: "Ecco dunque i campi (o le parti di un campo), più importanti dove il Consiglio decide da solo e dove il Parlamento non è co-decisionista: (JJC fino alla fine della nota)" 

Politica estera e di Sicurezza Comune: 
Articolo III-295: Capoverso 1: "Il Consiglio europeo definisce gli orientamenti generali della politica estera e di sicurezza comune, ivi compreso per le questioni che hanno delle implicazioni in materia di difesa". 
Articolo III-300, Capoverso 1,: "Le decisioni europee indicate nel presente capitolo sono adottate dal Consiglio che delibera all'unanimità." 
Capoverso 2: "Per derogazione al paragrafo 1, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata." 
Il ruolo del Parlamento è definito all'articolo III-304: Capoverso 1: "Il ministro degli affari esteri dell'unione consulta ed informa il Parlamento europeo…" 
Capoverso 2: "Il Parlamento europeo può rivolgere delle domande o può formulare delle raccomandazioni…" 

Mercato interno: 
Articolo III-130-3: 
"Il Consiglio, su proposta della Commissione, adotta i regolamenti o decisioni europee…" 

Tariffa Doganale Comune: 
Articolo III-151-5: "Il Consiglio su proposta della Commissione adotta i regolamenti o decisioni europee che fissano i diritti della tariffa doganale comune." 

Concorrenza: 
Articolo III-163: "Il Consiglio, su proposta della Commissione, adotta i regolamenti europei per l'applicazione dei principi fissati negli articoli III-161 ed III-162 [regole di concorrenza]. delibera dopo consultazione del Parlamento europeo. " 
Il Consiglio si occupa dei "regolamenti", ed il Parlamento avrà le "raccomandazioni." 
Ci si è preoccupati della separazione e del controllo dei poteri? 

Politica Agricola Comune: 
Articolo III-231: Capoverso 2: "La legge o legge-quadro europea stabiliscono l'organizzazione comune dei mercati…" 
L'espressione "Legge-quadro europea", senza altra precisione, significa che la procedura legislativa ordinaria, definita all'articolo III-396 si applica. Si tratta allora di una codecisione del Consiglio e del Parlamento europeo. Cosa che è un progresso rispetto ai trattati precedenti. 

Ma: 
Capoverso 3: "Il Consiglio su proposta della Commissione adotta i regolamenti o decisioni europee relative alla fissazione dei prezzi, dei prelevamenti, degli aiuti e delle limitazioni quantitative…". Il Consiglio decide dunque da solo, su proposta della Commissione, dei prezzi, degli aiuti, delle quote… 

Fiscalità: 
Articolo III-171: "Un legge-quadro europea del Consiglio stabilisce le misure concernenti l'armonizzazione delle legislazioni relative alle tasse sul fatturato, ai diritti di accise ed altre tasse indirette, per quanto questa armonizzazione sia necessaria per assicurare lo stabilimento o il funzionamento del mercato interno ed evitare delle distorsioni della concorrenza. Il Consiglio delibera all'unanimità, dopo consultazione del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale". 

Sociale: 
Bisogna distinguere tre livelli: 
1 livello: campo di codecisione: 
Articolo III-210-1: 
h)- Miglioramento dell'ambiente di lavoro… 
b) Le condizioni di lavoro. 
e) L'informazione e la consultazione dei lavoratori. 
h) L'integrazione delle persone escluse dal mercato del lavoro 
i ) L'uguaglianza tra uomini e donne. 
j ) La lotta contro l'esclusione sociale 
k) L'ammodernamento dei sistemi di protezione sociale, senza pregiudizio del punto c. 
2 livello: il Consiglio decide da solo: 
Articolo III-210-3: "… nei campi mirati al paragrafo 1, punto c, d, f e g, la legge o legge-quadro europea è adottata dal Consiglio che delibera all'unanimità, dopo consultazione del Parlamento europeo…" 
c) La sicurezza sociale e la protezione sociale dei lavoratori. 
d) La protezione dei lavoratori in caso di risoluzione del contratto di lavoro. 
f ) La rappresentazione e la difesa collettiva degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro ivi compreso la cogestione, sotto riserva del paragrafo 6. 
g) Le condizioni di impiego dei cittadini residenti all'estero di paese terzo che si trovano in soggiorno regolare sul territorio dell'unione. 
3 livello: l'unione (che sia il Consiglio solo o il Parlamento col Consiglio), non è competente: 
Articolo III-210-6: 
"Il presente articolo non si applica né alle remunerazioni, né al diritto di associazione, né al diritto di sciopero, né alla serrata…" 
Cosa che rende impossibile le PME (Piccole e medie imprese) europee. 
Cosa che svuota del suo contenuto l'articolo II-210-3-f. 
Cosa che svuota del suo contenuto l'articolo II-88: il diritto di sciopero non può essere imposto dall'unione ad uno Stato-membro che non lo prevedesse o lo eliminassse dalla sua legislazione. Cosa che ha il vantaggio di non imporre il "lock out" ad una legislazione nazionale che (come la legislazione francese), non lo riconoscesse. (JJC) 

[32] La CJE [Corte di Giustizia Europea. NdT]: pietra angolare del TCE? La CJE sostiene al tempo stesso il ruolo di Corte di Cassazione e di Consiglio costituzionale. In Francia, il CC è nominato in parte dal Senato, dall'AN [assemblea nazionale, parlamento, NdT] ed dal Presidente della Repubblica, cosa che permette ad ogni potere di ritrovarsi un poco nel tribunale supremo. Niente di simile in Europa: il Parlamento non interviene nella nomina dei giudici che dipendono direttamente dall'esecutivo. 
Si legge nel libro di Paul Alliès, professore di diritto costituzionale e di scienze politiche all'università di Montpellier, "Una costituzione contro la democrazia", delle spiegazioni appassionanti, (pagine 121 e seg.) sul pericolo che costituisce la Corte di Giustizia europea (CJE), ex CJCE,: 
"Il CJE si è eretto poco a poco in vera Corte suprema dell'unione. (…) 
Il CJE comprende sempre un giudice per Stato membro nominato da essi. (…) Questi giudici sono nominati dunque nella più grande discrezione, all'opposto di quanto si fa negli Stati Uniti dove la procedura di conferma del Senato dà pubblicità massima alla loro selezione. (…) Sono privati di garanzia di inamovibilità. Il loro mandato è di sei anni, tempo molto breve, tanto più che sono rinnovabili. Questo doppio carattere è considerato tradizionalmente come contrario all'indipendenza dei giudici che possono così avere la preoccupazione di non dispiacere all'autorità alla quale devono la loro nomina e la loro carriera. Si comprende facilmente che i governi tengano molto a questo dispositivo. 
Hanno respinto, all'epoca dell'adozione del trattato di Maastricht, una proposta del Parlamento europeo che voleva portare a dodici anni la durata del mandato senza rielezione possibile. " (pagina 122) (…) 

"È per la strada di altri ricorsi [oltre al "ricorso per trasgressione"] che la corte si è imposta come Corte costituzionale. Per il "ricorso di annullamento", è chiamata a controllare la conformità degli atti di tutte le istituzioni europee, ivi compreso la Banca centrale, su richiesta di una di esse. Per il "ricorso per carenza", può imporre ad un'istituzione l'obbligo di applicare un atto normativo, alla richiesta degli organi dell'unione, degli Stati membri e di persone private. Infine e soprattutto, per il "ricorso pregiudiziale" introdotto dal trattato di Roma, accoglie i le richieste delle giurisdizioni nazionali chesi trovano davanti contenziosi concernente gli individui ivi incluse le questioni di diritto comunitario. 
Detiene il monopolio dell'interpretazione centralizzata dunque ed unificata del diritto europeo in generale, così come di quello della sua applicazione obbligatoria per tutti i componenti dell'unione, degli Stati membri, ivi comprese le loro giurisdizioni nazionali. " (pagina 123) 

Paul Alliès prende poi l'esempio della laicità per illustrare l'immenso pericolo di un governo dei giudici: "L'articolo II-70 (…) è in contraddizione assoluta col diritto francese della laicità da un secolo. (…) Al termine dell'art. II-112, il CJE dovrà interpretare la Carta riguardo le spiegazioni (…) del Praesidium della Convenzione. (…) Ecco dunque che lo zoccolo della laicità dipende dalla saggezza del CJE. (…) In breve, tutti gli elementi sono riuniti affinché (…) la Corte crei un diritto specifico in materia di secolarizzazione in seno all'Unione. (…) Il segreto delle deliberazioni e l'assenza di pubblicità delle "opinioni dissidenti" non incita all'ottimismo." (Pagina 132) 

[33] La Commissione può essere censurata dal Parlamento, in blocco,: vedere sopra nota 30. 
Un commissario "può essere licenziato" anche dal presidente della Commissione (sé confermato dal Parlamento): art. 1-27, ultimo §,: "Un membro della Commissione presenta le sue dimissioni se il presidente glielo chiede. ." 
Ma né il Consiglio dei ministri, né il Consiglio europeo, sono responsabili davanti a nessuno. 
Il Consiglio europeo nomina i membri della Commissione (art.1-27 §2), solo il Presidente della Commissione "è eletto" dal Parlamento, art. 1-27 §1) su proposta del Consiglio europeo. Non è il parlamento che sceglie il Presidente. Il parlamento non è neanche responsabile: nessuno può scioglierlo. 

[34] Yves Salesse, membro del Consiglio di stato, "Manifesto per un'altra Europa", pagine 36 e seg.: 

"Il potere della Commissione è sopravvalutato. Di diritto come di fatto, questo potere è detenuto in effetti fondamentalmente dal Consiglio dei Ministri. (…) La Commissione non è privata di potere, ma è subordinata al primo. È composta di politici e di funzionari degli Stati che non hanno rotto con questi. (…) Così, non solo il potere della Commissione è subordinato, ma la tendenza non è al suo rafforzamento. È al contrario dedicata allo sviluppo dell'ascendente degli Stati. Quando pretendono essere stato sorpresi da una decisione, mentono. 

L'incomprensione del potere degli Stati ha delle conseguenze politiche. Esonera i governi della loro responsabilità nelle decisioni europee. Sono i primi a dire: "Non siamo noi, è Bruxelles. " 

[35] Vedere delle buone spiegazioni sull'AGCS sul sito www.urfig.org, di Raoul Marc Jennar. 

[36] Vedere il dettaglio dell'umiliazione inflitta da Pascal Lamy ai parlamentari che volevano consultare i documenti preparatori per l'AGCS nel libro appassionante di Raoul Marc Jennar, "Europa, il tradimento delle élite", pagine 64 e seg., e particolarmente 70 e 71. 
Vedere anche un appassionante articolo di Jennar intitolato "Quanto tempo ancora Pascal Lamy? ", a proposito dei due accordi AGCS ed ADPIC: http://politique.eu.org/archives/2004/04/11.html. 

[37] Noëlle Lenoir, allora ministro francese delegata agli affari europei del governo Raffarin, ha dichiarato: "basterà raccogliere un milione di firme in Europa per obbligare la Commissione a metter in piedi una procedura legislativa" (Le Monde, 30 ottobre 2003. 

[38] Diritto di petizione: art. I-47, §4,: "Dei cittadini dell'unione, nel numero di un milione almeno, cittadini residenti all'estero in un numero significativo di stati membri, possono prendere l'iniziativa di invitare la Commissione, nella cornice delle sue attribuzioni, a sottoporre una proposta adeguata sulle questioni che questi cittadini considerano abbiano bisogno di un atto giuridico dell'unione ai fini dell'applicazione della Costituzione. La legge europea emette le disposizioni relative alle procedure e condizioni richieste per la presentazione di una tale iniziativa cittadina, ivi compreso il numero minimo di stati membri da cui i cittadini che la presentano devono provenire. " Si è veramente a mille miglia del referendum di iniziativa popolare (svizzero, americano o venezuelano), che si fa balenare agli elettori. 

[39] Per il dettaglio degli arretramenti dei diritti fondamentali rispetto al diritto in vigore: vedere Raoul Marc Jennar, "Europa, il tradimento delle élite", pagine 102 e seg. 
Vedere anche il punto di vista di Alain Lecourieux, "L'illusione dei diritti fondamentali nella Costituzione europea": http://www.eleves.ens.fr/attac/Lecourieux-diritto-fondam.pdf 
Vedere anche la tesi di Anne-Marie Il Pourhiet, professore all'università Rennes I: "I valori e gli obiettivi dell'unione", nel libro "La nuova UE. Approcci critici alla Costituzione europea." 
Vedere anche Jacques Généreux, nel suo "manuale critico del perfetto europeo", pagine 113 e seg.: nessuna avanzata dei diritti sociali. 

[40] Articolo II-111: "Campo di applicazione [della Carta]: 
1. le disposizioni della presente Carta si rivolgono alle istituzioni, organi ed organismi dell'unione nel rispetto del principio di sussidiarietà, così come agli Stati membri unicamente quando mettono in opera il diritto dell'Unione. Perciò rispettano i diritti, osservano i principi e ne promuovono l'applicazione, conformemente alle loro competenze rispettive e nel rispetto dei limiti delle competenze dell'Unione come gli sono conferite nelle altre parti della Costituzione. 
2. la presente Carta non estende il campo di applicazione del diritto dell'Unione al di là delle competenze dell'Unione, né crea alcuna competenza né alcun nuovo compito per l'Unione e non modifica le competenze e compiti definiti nelle altre parti della Costituzione. 

Articolo II-112: Portata ed interpretazione dei diritti e dei principi [della Carta]: 
1. ogni limitazione dell'esercizio dei diritti e libertà riconosciute dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale desi suddetti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, non possono essere portate limitazioni che se sono necessarie e rispondono infatti agli obiettivi di interesse generale riconosciuti dall'unione o all'occorrenza di protezione dei diritti e libertà altrui. 
2. I diritti riconosciuti dalla presente Carta che sono oggetto di disposizioni in altre parti della Costituzione si esercitano in condizioni e limiti definiti. [Questo capoverso fa della Carta una parte inferiore alle altre parti, e non l'inverso] 
3. Nella misura in cui la presente Carta contiene dei diritti che corrispondono ai diritti garantiti dalla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, i loro sensi e la loro portata sono gli stessi a loro conferiti dalla suddetta convenzione. Questa disposizione non fa ostacolo a che il diritto dell'unione accordi una protezione più estesa. 
4. Nella misura in cui la presente Carta riconosce dei diritti fondamentali come risultano dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, questi diritti devono essere interpretati in armonia con le suddette tradizioni. 
5. Le disposizioni della presente Carta che contengono dei principi possono essere messe in opera con atti legislativi ed esecutivi presi dalle istituzioni, organi ed organismi dell'Unione, e con atti degli Stati membri quando mettono in opera il diritto dell'Unione, nell'esercizio delle loro competenze rispettive. La loro invocazione davanti al giudice è ammessa solamente per l'interpretazione ed il controllo della legalità di tali atti. " 

Ho ricevuto questo pomeriggio una mail formidabile: un spagnolo chiamato Rodrigo, avvocato a Bruxelles, vecchio professore di diritto comunitario ed appassionato partigiano del TCE, parla un francese impeccabile. Con un rispetto perfetto, quasi già con amicizia, mi dice che è entusiasta per ciò che faccio in questo momento anche se non è assolutamente d'accordo con me. Poi mi spiega in lungo e largo perché è eccessivo dire che l'articolo 111-2 "sterilizza" la Carta. Leggo attentamente le sue spiegazioni, le comparo con quanto dice Paul Alliès (è l'interpretazione del CJE che farà la forza o non della Carta, e questa forza è potenziale, ma reale) … OK, ritiro del mio testo il paragrafo "111-2 sterilizzatore" e mantengo solo l'atrretramento di fondo, piuttosto meno diritti che più, e delle semplici riserve sulla forza della parte. Dopo, abbiamo parlato un'ora al telefono. È un esempio, molto caloroso, degli scambi che suscita questo dibattito. Non siamo obbligati ad impaniarci su questo argomento, si sopravvivrà al sì come al no, si può sognare insieme un'altra Europa. 

[41] Elezione di una Assemblea Costituente per fondare una democrazia: ogni volta che l'ONU organizza la democrazia in un paese, comincia sempre col programmare l'elezione di una Assemblea Costituente. 
Dunque, il modello fondatore che l'ONU propone a tutti i paesi del mondo è questa procedura. 
Sono stupito di constatare dunque che certi giuristi europei accettano di allontanarsene 

[42] Su ciò che si può rimproverare al convenzione "Giscard", leggere l'analisi di Robert Joumard, pagina 13 e seg., vedere anche quella di Christian Darlot. Vedere tanto Paul Alliès (professore in scienze Politiche all'Università di Montpellier I), "Una Costituzione contro la democrazia? ", p. 38 e seg. Vedere anche il contro rapporto della Convenzionale citato prima. 

[43] Leggere a questo proposito la posizione di Pervenche Berès, membro della convenzione Giscard, dunque coautore del testo, che rinnega tuttavia il risultato finale tanto è stato sfigurato dai governi nell'anno seguente, e che fa appello finalmente a "Dire no per salvare l'Europa": http://www.ouisocialiste.net/IMG/pdf/beresMonde290904.pdf. 

[44] "Sifilide" antidemocratica? Il Figaro, 11 aprile 2005, Alain Minc dice: "Valéry Giscard d'Estaing ha commesso solamente un solo errore: chiamare il testo della trattato "Costituzione". E' precisamente questa denominazione che ha impedito una ratifica per via parlamentare. Il referendum è simile ad una "sifilide" antidemocratica che la Francia avrebbe propagato nell'insieme dell'Europa". 
Questa frase risuona nella mia testa da una settimana, assume un senso, come una confessione. 
Non voglio più che queste persone decidano della mia sorte. Sto smettendo di fidarmi ciecamente e proverò adesso ad occuparmi io stesso dei miei affari. 

[45] Planning delle ratifiche: 

Paesi che non sottomettono il trattato al loro popolo: Lituania, 11 dicembre 2004, Ungheria, 20 dicembre 2004, Italia, 25 gennaio 2005, Slovenia, 1 febbraio 2005, Germania, 12 maggio 2005, Slovacchia (maggio 2005), Cipro (maggio 2005), Austria (primavera 2005), Belgio (primavera 2005), Grecia (primavera 2005), Malta (luglio 2005), Svezia, dicembre 2005 e tuttavia il 58% degli svedese richiedono un referendum, Estonia (2005), Finlandia (fine 2005), Lettonia (?). 

Paese che hanno optato per il referendum: Spagna, 20 febbraio 2005, Paesi Bassi, 1 giugno 2005, Francia, 29 maggio 2005, Lussemburgo, 10 luglio 2005, Danimarca, 27 settembre 2005, Portogallo (ottobre 2005), Polonia (fine 2005), Regno Unito (primavera 2006), Repubblica ceca (giugno 2006), Irlanda (2006). 

Tre referendum sono consultivi solamente (Spagna, Paesi Bassi e Lussemburgo, e, infine, solo sei popoli sono veramente consultati in questo progetto: 
Il Portogallo e l'Irlanda che voteranno verosimilmente Sì, 
la Repubblica ceca, la Polonia, la Gran Bretagna e la Francia che si preparano a votare No. 

Sei paesi realmente consultati su venticinque… 
Trovo che ciò la dice lunga su ciò che rappresenta la volontà dei popoli per i loro dirigenti in Europa. 

[46] RM Jennar ha ragione: bisogna riaffermare i nostri fondamentali e ricordare ciò che proclamava, il 26 giugno 1793, l'articolo 35 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino dell'anno I: "Quando il governo viola i diritti del popolo, l'insurrezione è per il popolo e per ogni porzione del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri". ("Europa, il tradimento…", p. 218). 

[47] Secondo la celebre formula di Lacordaire: "Tra il forte ed li debole, tra il ricco ed il povero, tra il padrone ed i servitori, è la libertà che opprime e la legge che libera." 
Ciascuno può prevedere ciò che accadrà con le volpi libere in un pollaio libero. 
Il fascino della libertà sbrigliata è una favola, un'impostura. 

[48] Leggere le analisi del sito Acrimed sulla parzialità dei media su questo affare: 
http://www.acrimed.org/article1950.html
Leggere anche l'articolo di Bernard Cassen in Le Monde diplomatique "Dibattito truccato sul trattato costituzionale": http://www.monde-diplomatique.fr/2005/02/CASSEN/11908

 

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