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INTERVISTA: OLIVIER DE SCHUTTER Relatore speciale dell'ONU

“L'agricoltura sta diventando di moda e questo può essere pericoloso”

CRISTINA DELGADO - Madrid - 05/10/2009

Generi alimentari fondamentali per la sopravvivenza di mezzo mondo come il riso e il mais hanno visto raddoppiare il loro prezzo nel 2008. Rivolte, carestie, chiusura delle frontiere commerciali. L'anno successivo i prezzi sono quasi tornati alla normalità. Sono finiti i problemi? Olivier De Schutter, relatore speciale dell'ONU per il Diritto alla Alimentazione, afferma che la fame cresce e che c'è la speculazione, perché non sono stati affrontati i problemi strutturali.

Domanda. Il prezzo ad esempio del mais è tornato ai livelli del 2006 alla borsa delle materie prime di Chicago. E' finita la crisi alimentare?

Risposta. No. I prezzi nei mercati internazionali sono un indicatore molto grezzo della realtà alimentare nei paesi poveri. In molti posti i prezzi continuano ad essere molto alti. Nei paesi ricchi ci concentriamo sul mercato di Chicago, ma non dobbiamo dimenticare che gli agricoltori dei paesi poveri non commerciano in quella Borsa, tantomeno i consumatori. Si rivolgono agli importatori locali, che spesso hanno una posizione di monopolio.

D. Molte organizzazioni proclamavano nel 2008 che si doveva approfittare della pessima situazione per effettuare cambiamenti fondamentali in agricoltura.

R. Dovremmo imparare dalla crisi per costruire sistemi alimentari più robusti e fare in modo di non tornare ad uno shock di queste dimensioni. E' tuttavia un fatto che i governi non hanno fatto niente di significativo. L'interesse per l'agricoltura è cresciuto, il danaro sta arrivando, ma non vengono affrontate molte delle cause delle crisi. Per esempio, non esistono iniziative contro le speculazioni nei fondi e nelle Borse legati alle materie prime. Ancor meno si apre un dibattito sui biocombustibili, che possono influire sul prezzo dei terreni e che, in alcuni casi, possono avere un impatto negativo.

D. Quanti soldi servono per risolvere il problema dell'alimentazione mondiale?

R. Il danaro è importante, e certamente ne è arrivata una frazione di quello utilizzato per esempio per i salvataggi delle banche. Non è però l'unico problema. E' altrettanto importante decidere come lo si usa. Si possono fare cambiamenti fondamentali senza elevati investimenti. Penso che i paesi si stiano impegnando a porre fine alla povertà, ma devono andare al di là degli aspetti economici. La povertà è un problema politico, di decisioni, di responsabilità. Dobbiamo riflettere a come si decidono gli investimenti, e ai meccanismi che permettano di renderne conto.

D. Chi si deve fare carico di questa responsabilità?

R. Nella gestione del danaro ci sono due problemi. Il primo è che, riguardo alle promesse di donazioni milionarie che i paesi hanno fatto in conferenze e in vertici, non esiste nessun obbligo di rendere conto né nessun controllo. Così, in molti casi, solo una piccola parte di quanto promesso è stato poi erogato. Il secondo problema è che quando si domanda come si possa amministrare questo danaro, c'è una completa mancanza di discussione. Sembra ci sia un solo modo di spenderlo: investimenti in agricoltura. Ma è un concetto molto vago. Esistono molti modi di investire: sussidi, sistemi di immagazzinamento, agricoltura ecologica … E tutti questi problemi, le decisioni più importanti, si prendono senza una discussione pubblica, e senza definire delle responsabilità.

D. Ha lamentato che paesi ricchi e imprese hanno già acquistato 30 milioni di ettari di campi coltivabili in paesi poveri. E' in agguato il neocolonialismo?

R. Significa che da un lato gli investimenti in agricoltura, fermi da anni, stanno andando di moda. E molti paesi ne hanno beneficiato per migliorare le cose. Questa tendenza potrebbe avere tuttavia conseguenze molto pericolose. Il prezzo dei terreni sta salendo e si ascoltano sempre più spesso storie di imprese che comprano enormi terreni per il biocarburante o di agricoltori in miseria che scoprono che le terre che coltivavano da anni sono state investite ad un investitore estero.

D. Il G-20 ha avuto tempo di pensare alla crisi alimentare?

R. La decisione più importante in questo senso presa a Pittsburgh è stata quella di chiedere alla Banca Mondiale che stabilisca un fondo fiduciario multilaterale per sostenere l'agricoltura e che sia la Banca Mondiale a proporre come gestirlo e a cosa destinarlo.

 

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