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Karimov di nuovo nella mischia

Economist: 31/3/2004 

dalla Economist Global Agenda 

Dopo una serie di attacchi terroristi in Uzbekistan, le forze di sicurezza hanno preso d'assalto il covo di un gruppo di militanti Islamici nella capitale Tashkent. È probabile che il presidente dittatore del paese dell'Asia Centrale, Islam Karimov, risponda agli attentati con una aspra resa dei conti. 

Esplosioni e sparatorie hanno risuonato in un sobborgo di Tashkent martedì 30 marzo, quando le forze di sicurezza dell'Uzbekistan hanno attaccato quello che hanno definito un covo di un gruppo militante islamico. Il governo ha  detto che 20 “terroristi” e tre poliziotti sono stati uccisi. La resa dei conti è avvenuta il giorno dopo che 19 persone sono state uccise, a quanto riferito, in una serie di attacchi - alcuni effettuati da donne suicide - nella capitale Uzbeka e nella antica città di Bukhara. Il presidente del governo autoritario del paese, Islam Karimov, rischiò di essere ucciso cinque anni fa in un'ondata di attentati Islamici a Tashkent e, come fa da tempo, è probabile risponda agli ultimi attacchi con un'ondata di brutale repressione. Il suo governo è stato biasimato per i sui record negativi riguardo a liberà e diritti umani, ed allo stesso tempo lodato dall'America per la sua cooperazione nella guerra contro il terrorismo. 

In Uzbekistan sono attivi due gruppi islamici principali. Il più vecchio, Hizb-ut-Tahrir (HT), è stato fondato nel Medio Oriente negli anni cinquanta con l'obiettivo di ricreare un superstato musulmano, o “califfato”, lungo i confini del vecchio impero Ottomano, che includerebbe le ex repubbliche sovietiche dell'Asia Centrale. Il gruppo è attivo in tutta la regione e si crede che stia guadagnando terreno a causa delle difficoltà economiche e della mancanza delle libertà fondamentali. Ha negato ogni coinvolgimento negli ultimi attentati e afferma che il regime Uzbeko ha orchestrato i precedenti attacchi per creare un pretesto per la repressione. 

Il secondo gruppo, il Movimento islamico dell'Uzbekistan (IMU), è cresciuto durante gli anni novanta. Il suo obiettivo iniziale era il rovesciamento di Karimov, un ex rappresentante Comunista che ha dominato il paese fin dai tempi sovietici, e la sostituzione del suo regime con una repubblica islamica. Ha peraltro ampliato da allora i suoi obiettivi perseguendo il governo islamico di tutta l'Asia Centrale. Nel 1999 e 2000 ha fatto diverse incursioni armate nell'Uzbekistan dalle sue basi in Tagikistan e in Afghanistan settentrionale, dove si pensa nel 2.000 avesse 2.000 combattenti. Il gruppo si ritiene sia stato in gran parte cancellato durante l'intervento Americano in Afghanistan nel 2001. Ha perso il suo sponsor principale, i Talebani, mentre le sue basi sono state distrutte ed il suo leader, Juma Namangani, a quanto riferito, è stato ucciso durante la battaglia per la città afgana di Kunduz. Si crede che resti dell'IMU si siano sparpagliati nell'area di confine tra Afghanistan e Tagikistan. 

Ci sono stime di 6.500 prigionieri politici e religiosi in Uzbekistan, e il relatore delle Nazioni Unite sulla tortura, Theo van Boven, ha concluso dopo una visita nel 2002 che la tortura era là “istituzionalizzata, sistematica e crescente”. Il governo di Karimov ha invitato il mese scorso van Boven a ritornare, affermando che aveva ripulito il suo modo di agire, perseguendo la tortura e gli ufficiali che avevano abusato dei diritti dei prigionieri. L'anno scorso, la Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD) ha fissato per l'Uzbekistan una serie di “parametri” che includevano riforme non solo economiche ma anche miglioramenti dei diritti umani, l'apertura politica e la libertà dei media. Se il paese non farà progressi su questi temi entro un anno, ha detto la Banca, è probabile che i suoi investimenti saranno fermati. Una revisione e conseguente decisione sono attese per il prossimo incontro dei dirigenti dell'EBRD il 6 aprile. 

Riguardo le riforme economiche, l'Uzbekistan ha mostrato progressi molto limitati. Pesanti sussidi ai costi energetici e dell'acqua sono stati ridotti e, l'ottobre scorso, il governo finalmente ha reso la sua valuta convertibile ed ha unificato il tasso di cambio. La riforma bancaria è tuttavia in stallo, così come le privatizzazioni su larga scala. Ci sono state anche sconfitte: buona parte del commercio estero è stato strangolato da una serie di restrizioni introdotte negli ultimi due anni e da ripetute chiusure dei confini. Di conseguenza, parte dell'economia è andata in frantumi.

L'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) dice che, nonostante l'eliminazione della censura ufficiale, in Uzbekistan ancora non c'è alcuna libertà di stampa, e non ci sono stati sostanziali progressi rispetto l'anno passato. Non si è permesso a veri partiti di opposizione di registrarsi e di operare, mentre alle organizzazioni non-governative alle quali erano stato permesso di registrarsi ora hanno chiesto di rifare domanda. Gli attivisti dei diritti umani sono ancora molestati o arrestati, e i musulmani che tentano di praticare la loro fede fuori delle istituzioni religiose di stato sono etichettati come terroristi e perseguitati. L'agosto scorso, una corte ha condannato Ruslan Sharipov, un attivista dei diritti umani indipendente e giornalista, a cinque anni e mezzo di reclusione per “condotta omosessuale.” 

Nonostante le affermazioni contrarie del governo, i gruppi dei diritti umani dicono che la tortura è ancora molto estesa, e che nessuna delle raccomandazioni del relatore ONU è stata pienamente implementata, anche se il governo ha pubblicato un piano di azione. La morte di un prigioniero nel 2002, che apparentemente è morto dopo essere stato immerso in acqua bollente, ha scioccato molti paesi. Il mese scorso sua madre è stata condannata a sei anni per “estremismo religioso”, dopo avere partecipato ad una campagna a favore di un'indagine formale sulla morte di suo figlio. E' stata rilasciata, e la sua sanzione penale ridotta ad una multa, poco prima della visita a Tashkent di Donald Rumsfeld, il segretario alla difesa americano. 

Come Rumsfeld ha avuto modo di notare durante la sua visita, fin dall'intervento militare Americano in Afghanistan, l'Uzbekistan è divenuto un alleato chiave nella guerra di George Bush contro il terrore. Oggi ospita una base militare americana. Martedì, Colin Powell, il Segretario di Stato, ha telefonato alla sua controparte Uzbeka per offrire l'aiuto americano per indagare sugli ultimi attacchi terroristi nel paese. 

L'assistenza finanziaria americana è comunque in linea di principio collegata a progressi sostanziali nelle riforme economiche, politiche e sui diritti umani, e ci si aspetta presto una revisione del programma di assistenza. Il Dipartimento di Stato ha dipinto un fosco ritratto della situazione dei diritti umani in Uzbekistan e, a gennaio, gli Stati Uniti “hanno decertificato” l'Uzbekistan come eleggibile per aiuti nel quadro del suo programma di assistenza alla non proliferazione, perché non ha fatto progressi nel metter fine alla tortura di polizia e altri abusi. 

Anche se la decisione del Dipartimento di Stato era nelle intenzioni un chiaro segnale politico, l'Uzbekistan continuerà ancora a ricevere i fondi assegnatili per ragioni di interesse nazionale. Sembra che, nel suo desiderio di tenere a galla Karimov nella guerra al terrore, l'amministrazione Bush ancora segua la massima che si dice sia stata usata dal Presidente Franklin Roosevelt per descrivere un dittatore appoggiato dagli USA in Nicaragua: “Sarà pure un figlio puttana, ma è un nostro figlio di puttana”.

 

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