DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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Bisogna fare l'Europa dei beni pubblici

Les Echos, 12 febbraio 2007

(Jean-Paul Fitoussi e OFCE [Observatoire Franšais des Conjonctures Economiques])

Perseguire obiettivi comuni invece che seguire dottrine economiche, privilegiare la politica rispetto alla tecnica. Queste sono le idee sulle quali il presidente dell'OFCE vorrebbe rifondare l'unione europea.

L'OFCE ha deciso di portare il suo contributo al dibattito sull'avvenire del progetto europeo. Nella sua edizione 2007 de "Lo stato dell'unione europea", presentata ieri a Parigi nella cornice di un simposio del Foro di Parigi su "l'unione, 50 anni dopo", i suoi ricercatori suggeriscono, sotto la direzione di Jean-Paul Fitoussi, riforme ed svolte per tirare fuori l'Europa dal vicolo cieco. Ricordando, all'avvicinarsi del cinquantenario del trattato di Roma, che questo ultimo affermava la volontÓ dei suoi membri "di assicurare un'azione comune per il progresso economico e sociale dei loro paesi", l'OFCE lancia un "Manifesto per l'Europa dei beni pubblici": "Fornire beni pubblici, come il pieno impiego, l'energia, la conoscenza, la protezione dell'ambiente naturale, Ŕ pi¨ importante e pertinente agli occhi delle popolazioni che il rispetto scrupoloso dei criteri di stabilitÓ monetaria e di bilancio", spiega Jean-Paul Fitoussi, e restituirebbe il suo senso alla costruzione economica europea.

Obiettivi contraddittori

Rifondare l'unione attorno a queste nozioni Ŕ tanto pi¨ urgente in quanto l'Europa si Ŕ allontanata in parte dei suoi progetti originari, lasciando "il primato" alle "dottrine economiche" a scapito della politica. Da qui l'insuccesso - almeno fino ad orai - della strategia di Lisbona che instaura, secondo lui, una concorrenza nefasta tra Stati membri in una corsa alle migliori classifiche nazionali invece di aumentare la cooperazione tra le economie europee. E che assegna spesso agli Stati membri degli obiettivi contraddittori.

"╚ possibile colmare simultaneamente il deficit di lavoro, il deficit di produttivitÓ ed il "deficit ambientalista?" ", si domanda l'economista. Altro esempio, la politica della concorrenza Ŕ esercitata in modo troppo rigido dalla Commissione europea e diventerebbe secondo Jean-Paul Fitoussi "un freno e non un acceleratore dell'unione europea: una concezione troppo rigida della concorrenza pu˛ rivelarsi nefasta impedendo ristrutturazioni feconde o la protezione di industrie nascenti". In pratica, aggiunge, la politica della concorrenza ottiene il contrario dello scopo perseguito: le grandi imprese sono condotte a ricercare altrove delle alleanze invece che sul territorio europeo: "Spetta al potere politico,all'occorrenza al Consiglio ed al Parlamento europei, fare i necessari compromessi tra le esigenze della concorrenza e quelle della competitivitÓ."

Inoltre, aggiunge l'economista, la Banca centrale europea adotta una concezione "troppo stretta" della stabilitÓ dei prezzi mettendo in pericolo "la stabilitÓ macroeconomica, bene pubblico che ingloba la stabilitÓ ma anche la crescita e l'occupazione". Infine, le autoritÓ privilegiano il bene pubblico "stabilitÓ finanziaria" esigendo l'equilibrio delle finanze pubbliche, a scapito della crescita. "Il Patto di stabilitÓ dovrebbe essere il mezzo dato ai governi di decidere insieme di una strategia di investimenti", afferma il presidente dell'OFCE che chiede l'esclusione delle spese legate agli investimento pubblici dal calcolo del deficit di bilancio, "come succede nel Regno Unito dal 1997". Tutte queste regole possono essere riformate, ma potrebbero anche, pi¨ semplicemente, essere oggetto di un'interpretazione differente da parte del Consiglio dei ministri europei.

Risorse in comune

Per prefigurare questa "Europa dei beni pubblici", l'OFCE propone la creazione di una "ComunitÓ europea dell'ambiente naturale, dell'energia e della ricerca", tre campi legati tra loro per il fatto che "la soluzione del problema ecologico, attraverso la ricerca di energie di sostituzione, potrebbe essere un acceleratore di crescita". Ad immagine della Ceca, la ComunitÓ europea del carbone e dell'acciaio che aveva l'ambizione di mettere in comune le materie prime della guerra per rendere quest'ultima impossibile, questo nuovo insieme mirerebbe a mettere in comune le risorse dello sviluppo economico per impedire il suo azzeramento.

 

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