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17/3/2003

Così il Presidente francese, Jacques Chirac replica, in un'intervista a Cnn e Cbs agli ultimatum lanciati dagli alleati Stati Uniti, Spagna e Inghilterra dalle isole Azzorre.

Secondo Chirac non è questione di quanti giorni la Francia vuole concedere agli ispettori, "non spetta a me dirlo", ma di restare dentro il dettato della risoluzione 1441 dell'Onu che "ha deciso di disarmare l'Iraq attraverso la via pacifica delle ispezioni". "Io sono pronto ad accettare tutte le modalità pratiche che gli ispettori proporranno, specie in termini di posticipo. Vi ricordo inoltre che hanno detto a più riprese che non è una questione di anni, ma di mesi. Allora, che cosa sono uno, due mesi? Io sono disposto a un accordo su questo punto che avrà l'avallo degli ispettori". "E' in questo spirito che sabato Germania, Russia e Francia, con il sostegno della Cina, hanno proposto che domani, martedì, al termine del rapporto degli ispettori sul loro programma e sul calendario, vi sia una riunione del Consiglio di sicurezza a livello di ministri degli Esteri per approvare, modificare o respingere (questo mi stupirebbe naturalmente) il rapporto degli ispettori".

E se ci fosse una guerra?

"Più la vittoria sarà rapida e meno i danni saranno gravi sul piano umano e su quello materiale. Dunque, noi auspichiamo una vittoria rapida".

Le ispezioni vanno avanti in gran parte grazie al dispiegamento di forze lungo la frontiera irachena. Ma non sarebbero ancora più efficaci se anche la Francia inviasse truppe per aumentare questa pressione?

 "L'ho già detto, sono sicuro che è grazie alla pressione delle truppe americane e inglesi che le autorità irachene e Saddam Hussein hanno cambiato atteggiamento e sono stati costretti ad accettare di cooperare, inizialmente in modo molto insufficiente poi sempre più attivamente, con gli ispettori e con il sistema delle ispezioni". "Per me gli americani hanno già vinto. E hanno vinto senza sparare un colpo. Senza la loro presenza, non sarebbe stato possibile un cambiamento, probabilmente, di questa natura in Iraq e non ci sarebbe stata la possibilità di raggiungere il nostro obiettivo di disarmo attraverso la strada delle ispezioni e della distruzione delle armi trovate".

"Dunque - continua Chirac - ritengo che gli americani abbiano avuto un ruolo essenziale. E da questo punto di vista dobbiamo essere loro riconoscenti per aver esercitato questa efficace pressione. Ma ciò non vuol dire che bisogna fare la guerra se non è necessaria. E io non credo che attualmente sia necessaria".

Pensa che Saddam Hussein abbia armi di distruzione di massa, come armi biologiche o chimiche?

"Non so nulla. Non ho alcuna prova di questo genere. Ciò che si può dire al momento è che se si crede a El Baradei e agli specialisti, non vi sono più armi né programmi per fabbricarne. Questo è un punto che sembrava essere acquisito dagli ispettori". "Quanto alle armi chimiche e a quelle biologiche, non so nulla, non abbiamo previsioni, ma questo è l'obiettivo degli ispettori. Devono continuare il lavoro, trovare le armi e distruggerle. Se arriverà il momento in cui non potranno più intervenire, allora dovremo ricorre ad altri mezzi, guerra inclusa. Ma non è questo il caso".

Negli Stati Uniti molti pensano che lei, presidente, sia un amico di Saddam che voi l'abbiate aiutato a costruire il reattore nucleare, che ha comunque dei contratti petroliferi. Lei ha invitato Saddam Hussein in Francia.

"Questo è ciò che si chiama leggenda o, se si è meno indulgenti, polemica. Ho incontrato Saddam quando era il vicepresidente iracheno due volte, nel 1974 e nel 1975 o 1976. Non l'ho più rivisto. Era un'epoca in cui tutto il mondo aveva eccellenti rapporti con Saddam. Io da allora non ho più avuto contatti. Ma non è stato così per il resto dei Paesi. Alcune autorità molto importanti dell'amministrazione americana di oggi, ancora nel 1983 avevano rapporti con Saddam Hussein. Ma non io. Dunque, non mescoliamo le cose e non polemizziamo".

"Il commercio estero della Francia con l'Iraq rappresenta lo 0,2 per cento di tutto il commercio estero francese. L'Iraq non mi risulta essere tra i sessanta Paesi con i quali abbiamo un commercio importante. Quanto alle nostre importazioni di petrolio, rappresentano l'8 per cento delle esportazioni irachene. Vuol dire che gli Stati Uniti importano dall'Iraq petrolio 5-6 volte più di noi. Dunque, le motivazioni che tira in ballo, mi permetta di dirlo, non sono serie".

Gli Stati Uniti hanno accusato la Francia di avvelenare il processo con la sua affermazione di usare il veto in qualsiasi circostanza. Non pensa che le vostre dichiarazioni ripetute di usare il veto abbiano dato più forza, più audacia a Saddam?

"E' chiaro che la Francia ha delle convinzioni: la guerra è sempre la peggiore delle soluzioni, da adottare solo quando non ce ne sono veramente altre. La Francia è fedele a questo principio. E naturalmente andrà fino in fondo con il suo rifiuto".


[Per sapere a chi si riferisse Chirac a proposito dell'83, si legga qui]

 

 

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