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SMCCDI (Comitato di Coordinamento del Movimento Studentesco per la Democrazia in Iran): 

Le Forze armate iraniane di fronte al loro dovere storico.

SMCCDI (Dichiarazione pubblica) 18 aprile 2003

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L'anniversario nazionale dell'Artesh (esercito) sta quest'anno avvicinandosi mentre un pericolo senza precedenti sta minacciando l'Iran e la sua gente oppressa. Le Interferenze avventuristiche e poco sagge dei leader del regime, negli affari politici ed interni dei paesi vicini (Iraq, Afghanistan…etc.) porterà prima o poi le forze armate della nazione (Artesh) di fronte a una grande e fondamentale decisione.

La combinazione di effetti a media e lunga scadenza della caduta dei due regimi ideologici e fanatici dei Taliban in Afghanistan e di quello Baathista militarista di Saddam in Iraq (che ha portato le forze della coalizione a raggiungere sia i confini orientali che quelli occidentali del nostro paese), così come l'incapacità del regime dei Mullah di fermare le crescenti proteste pubbliche in Iran, porterà i mai eletti e impopolari leader del regime Teocratico-fascista (che quasi sempre sacrificano gli interessi e il benessere della società iraniana al culto di loro stessi) a reagire pericolosamente agli sviluppi così fluidi delle circostanze. La migliore dimostrazione a questo riguardo sono le poco sagge ed irresponsabili affermazioni che vengono dai top leader del regime islamico come Khamenei e Khatami, e specialmente le recenti minacce dello sconfitto e disonorato comandante Mohsen Rezaii, la cui conoscenza militare è limitata alle battaglie della legione islamica di Khandagh e Khaybar più di quattordici secoli fa, colui il quale fuggì il campo di battaglia per la propria sicurezza abbandonando migliaia di prodi e altruisti soldati iraniani nelle paludi di Hoviezeh e nelle isole Majnoon durante gli otto anni di guerra di Saddam contro Khomeini, tra Iran e l'Iraq.

Le continue rotture del processo di stabilizzazione e ricostruzione in Afghanistan perpetrate dai missionari del regime di Tehran come Hekmatyar, che minano il governo di Hamid Karzai, le cospirazioni e i crimini contro i leader religiosi moderati in Iraq, il supporto finanziario e logistico dei gruppi terroristi in Libano e in Palestina, così come gi sforzi nell'utilizzazione della tecnologia nucleare per ottenere armi di distruzione di massa per stabilire un'egemonia "islamica" nella regione, tutte queste sono politiche attuate dal regime che sono in contrasto con la determinazione del mondo dopo l'11 settembre di sradicare il terrorismo e le sue origini, il fondamentalismo religioso fanatico. Il regime islamico in Iran (da alcuni analisti politici di Washington chiamato "la madre di tutti i terrorismi") sta contando scioccamente sull'appoggio ingannevole di alcuni governi europei, i quali dopo il rapido crollo del governo di Saddam sono tornati dalla parte degli Americani per assicurarsi proficui contratti nell'Iraq post Saddam. Evidentemente, la continuazione di tali minacce accompagnata dai recenti scenari di manovre della piccola flotta navale iraniana vicino alle avanzate e massicce forze militari della coalizione sotto il comando Americano, e infine l'appoggio al governo Siriano (che ha riconosciuto ripetutamente la sovranità iraniana sulle tre Isole da sempre iraniane delle Grande e Minori Tonbs e su Abu-Musa) da parte del regime dei mullah sta cucinando la migliore ricetta per un disastro ancora maggiore di tutti i precedenti durante l'ultimo quarto di secolo di dominazione teocratica in Iran.

In questa situazione, perciò, tocca a tutti i patriottici amanti della libertà Iraniani, e specialmente al personale delle forze armate (che sono infatti lo scudo che difende la nazione e non soltanto uno strumento nelle mani dei mai eletti preti) essere molto vigili e rifiutarsi di interferire negli affari interni dell'Iraq e dell'Afghanistan sotto la bandiera della "difesa dei musulmani."

Una tale disubbidienza e resistenza responsabile è in linea con tutto l'eroico e orgoglioso passato dell'Esercito Nazionale iraniano, che appartiene al popolo iraniano e non al regime. Forze delle quali il solo pensiero di una loro riunificazione con le crescenti agitazioni popolari costituisce un incubo per i leader del regime, pensiero che ha provocato l'annullamento di molte delle recenti parate militari, nonostante ne abbiano bisogno per simulare un falso potere.

Noi ci congratuliamo per il "giorno Nazionale dell'esercito", e con tutti i veri e coraggiosi difensori dell'Iran, che sono la spada e lo scudo della propria gente.

18 aprile 2003 (29 di Farvardin, 1382)

Il "Comitato di Coordinamento del Movimento Studentesco per la Democrazia in Iran" (SMCCDI)

 


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