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«Parole vecchie, il raìs non cambia»

 Amr, ex deputato dell’Anp: «Sta solo prendendo tempo. Ma ormai è diventato un personaggio ingombrante: la maggioranza dei parlamentari sarebbe favorevole a un suo ritiro»

DAL NOSTRO INVIATO

RAMALLAH - Nabil Amr boccia con una scrollata di spalle il discorso del presidente. «Non c'è niente, parole vecchie, frasi già ripetute cento volte. Arafat non ha detto nulla di nuovo», esclama al Corrier e il deputato cinquantenne dal volto abbronzato mentre esce dal quartier generale a Ramallah dopo aver sentito il discorso del raìs. E così Amr si ripropone come il capofila tra le correnti più critiche contro lo stile patriarcale e accentratore di Arafat. Il suo nome è cresciuto di importanza da quando, subito dopo la fine dell'assedio militare israeliano agli uffici della presidenza in aprile, annunciò le dimissioni dal gabinetto.

«Allora andai da Arafat e gli dissi che occorreva avviare subito una profonda riforma strutturale al nostro sistema di governo. Ma lui mi rispose che si doveva attendere la fine dell'offensiva militare lanciata dal governo Sharon. Io mi dimisi per protesta», spiega adesso. Ma non si limita ai gesti dimostrativi. Oggi Amr è nell'occhio del ciclone dopo che la settimana scorsa ha pubblicato un articolo in arabo lanciando accuse durissime contro Arafat.

Lei ha scritto che Arafat fece male a rifiutare le proposte di pace avanzate dall'ex premier Ehud Barak al summit di Camp David nel luglio del 2000. Che cosa avrebbe dovuto fare?

«Semplice: accettare quelle proposte e poi lavorarci sopra. Il problema è che solo poche settimane fa Arafat ha annunciato di accettare il piano di pace avanzato dall'ex presidente americano Bill Clinton ai tempi di Camp David. E’ stato l'ennesimo passo sbagliato nel momento sbagliato. Perché non lo ha fatto due anni fa? Per lo meno avrebbe evitato i morti, i feriti, le distruzioni subite dai palestinesi da allora a oggi».

Arafat è pronto alle riforme?

«A parole sì. Ma in effetti gioca a guadagnare tempo. Il momento più importante di questa riunione plenaria del Parlamento per la prima volta dallo scoppio dell'intifada sarà però nei prossimi giorni, quando cercheremo di lavorare per la separazione tra poteri esecutivo, giudiziario e legislativo».

E la creazione di un premier in grado di esautorare almeno parte del potere di Arafat?

«Lui ormai è un personaggio ingombrante. Ma non ha alcuna intenzione di abbandonare la scena, anche se so che almeno una cinquantina degli 88 membri del Parlamento sarebbero favorevoli al suo ritiro graduale dalla vita politica attiva».

 L. Cr. 

 Corriere della Sera. Esteri 10/9/2002

 

 

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