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Riabilitare Adam Smith

Alternatives Economiques, "Blog-éco" - n° 280, maggio 2009,

L'attuale crisi è anche crisi della scienza economica. Essa ha riportato all'attualità gli scritti di Karl Marx, John Maynard Keynes e ancora di John Kenneth Galbraith. Ma è anche il momento di rileggere Adam Smith, i cui scritti sono ben lontani dall'immagine data dai testi dei corsi di economia. Le idee contano, e quindi, per Dani Rodrik, professore presso l'Istituto di Studi Politici a Harvard, se gli interessi non sono certamente da trascurare, gli umori ideologici dei tempi hanno un ruolo nell'adozione di un provvedimento piuttosto di un altro.

E' perché il clima ideologico è dominato dalle cosiddette idee liberali che i metodi scelti per sostenere le banche negli Stati Uniti sono stati la riduzione delle norme di prudenza e il rilassamento del controllo, piuttosto che, ad esempio, degli incentivi fiscali. Allo stesso modo, per Rodrik, se i francesi fanno appello ad una maggiore regolamentazione della finanza mondiale, è soprattutto perché credono nei benefici della regolamentazione.

 

Secondo i liberali, il libero mercato non solo promuove l'efficienza economica, ma anche, più sorprendentemente, l'armonia sociale. Questa idea contro-intuitiva è nota come la "parabola della mano invisibile": vi è una "mano invisibile" che guida ciascuno di noi, inconsapevolmente, in modo che le azioni intraprese per motivi individuali portano vantaggi per tutti, anche se questo non era nelle nostre intenzioni. Il problema è che questa interpretazione della parabola della mano invisibile è attribuita al padre dell'economia politica, il filosofo scozzese Adam Smith. Tuttavia, come dimostra Gavin Kennedy, professore a Edimburgo, dove è vissuto e dove riposa Adam Smith, non si trova niente del genere nel suo lavoro. Smith non fa uso neanche una volta del termine mano invisibile nei libri I e II del suo importante lavoro, il “Saggio sulla ricchezza delle nazioni” (1776), dove sviluppa la sua analisi dei mercati.

L'unico riferimento di Smith alla mano invisibile è nel libro IV. Egli spiega che alcuni investitori britannici preferiscono investire i loro capitali a livello locale, piuttosto che piazzarli nel commercio coloniale, sicuramente più redditizio, ma più rischioso. Cercando nient'altro che la resa e la sicurezza dei suoi investimenti, l'investitore, dice Smith, è "guidato da una mano invisibile per raggiungere un obiettivo che non è assolutamente nelle sue intenzioni”, vale a dire lo sviluppo dell'industria nazionale. La dimostrazione di Smith, come fa notare Gavin Kennedy, non è una teoria dei mercati. In termini odierni, diremmo semplicemente che l'avversione al rischio può portare a preferire gli investimenti locali, e che questi investimenti aumentano il prodotto interno lordo (PIL). Siamo molto lontani dall'idea di una naturale armonia di interessi!

Al contrario, ricorda Kennedy, Smith cita diversi esempi di azioni individuali che danneggiano gli altri individui, come nel suo famoso capitolo sui "Salari del Lavoro", dove descrive il conflitto tra operai e padroni sui salari, e dove denuncia i molti vantaggi, pratici e giuridici, dei padroni rispetto agli operai. Richard Green, professore presso la University of Southern California, ci ricorda infine che Smith era favorevole ad alcuni investimenti pubblici, in particolare nei settori dei trasporti e dell'istruzione.

Il luogo comune sulla mano invisibile di Smith è stato veicolato consapevolmente dagli ultraliberali di Chicago, e inconsapevolmente da migliaia di autori di libri di testo. Si spera che la libera diffusione degli articoli come quello di Gavin Kennedy permetta agli spiriti critici di smascherare più facilmente il mito centrale della scienza economica.

Raveaud Gilles

 
 

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