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Il grande mercato delle idee economiche

Alternatives économiques "Storia del pensiero economico" Fuori collana N. 73, 1° trimestre 2007:

In materia di idee economiche, succede un po' come ne "I contrabbandieri di Moonfleet", il film di Fritz Lang: sopra c'è la buona società delle persone distinte e riconosciute, ma i tesori si trovano in basso, nei sotterranei ed in fondo ai pozzi. Da l'una o l'altra prospettiva, naturalmente, non si vede il mondo dello stesso modo.

Il mercato, un concetto sociologico e politico

Nei saloni dorati si percepisce come la riflessione economica seria sia nata alla fine del XVIII secolo, grazie ad Adam Smith. È il primo vero pensatore dell'economia di mercato la cui "mano invisibile" permette di comprendere come si realizzi il coordinamento ottimale delle azioni intraprese da ciascuno nel perseguimento del suo interesse individuale. David Ricardo è poi il più brillante spirito della cosiddetta scuola "classica". Ci lascia la sua teoria dei vantaggi comparativi per spiegare gli scambi internazionali. La "scienza" economica nasce veramente alla fine del XIX secolo con gli inizi della scuola neoclassica ed il suo approccio formalizzato. Un certo Keynes fa un po' il guastafeste, ma le sue idee sono assorbite rapidamente in una sintesi con gli apporti neoclassici.

Dopo, la scienza economica ha progredito nei suoi metodi e nelle sue idee e ha portato il suo contributo alla comprensione ed all'edificazione del mondo con il postulato, supposto incontestabile - ma che si può sempre perfezionare - descritto nel 1954 dall'economista francese Maurice Allais: "Ogni situazione di equilibrio di un'economia di mercato è una situazione di efficacia massimale, e reciprocamente, ogni situazione di efficacia massimale è una situazione di equilibrio di un'economia di mercato". Lo si traduce generalmente e rapidamente nell'idea che il mercato, lasciato al suo libero gioco, senza pastoie statali, fornisce le soluzioni più efficaci possibili sul piano economico e sociale. Il messaggio è chiaro e dimostrato matematicamente.

Ma, come diceva Oscar Wilde, "la verità pura e semplice raramente è pura e non è mai semplice". Visto dal punto di vista dei sotterranei, non solo l'avanzamento delle idee economiche è molto diversificata, ma è anche ben lungi dal concludersi in un'unica apologia delle virtù dell'economia di mercato.

I più antichi non esitano a risalire fino ai pensatori greci per identificare le prime riflessioni economiche. È vero che Marx e Keynes hanno tutti i due fatto l'elogio di Aristotele e che Smith ha letto visibilmente i suoi scritti sullo scambio e la natura della moneta. Vengono poi i deprecati dell'economia, i mercantilisti. La loro visione del mondo, tutta improntata ai conflitti di potere e alle connivenze tra principi e commercianti, spinse Smith a denunciare questo detestabile "sistema mercantile". Salvo il fatto che Smith stesso, alle prese con la potenza dell'Olanda, non esitò a sostenere misure protezionistiche contro quel paese perché, "la difesa è però una cosa molto più importante dell'opulenza", libro IV, capitolo 2, un precetto piuttosto mercantilistico!

Inoltre, quelli che vedono in Adam Smith un difensore accanito del mercato hanno dovuto astenersi dal leggerlo. Smith è un filosofo. La sua principale preoccupazione è quella degli scienziati della sua epoca: pensare la società come auto-istituita, vale a dire come non fondata su nessuno ordine esterno all'uomo, in particolare divino. Nel far questo, la sua principale preoccupazione è quella di riflettere alle condizioni della istituzione e della regolazione del sociale. Per lui, il concetto di mercato è innanzitutto sociologico e politico.

Nella sua opera, i conflitti non si riducono, come nell'approccio economico attuale, alle opposizioni interindividuali regolate ala fine dal mercato attraverso la compensazione dei perdenti. I rapporti di dominio tra gruppi sociali sono molto presenti nelle sue riflessioni. Parlando dei commercianti e dei manifatturieri, avverte che "la proposta di ogni nuova legge o regolamento di commercio che parte da questo ordine deve sempre essere considerata con molte precauzioni, (…) essa proviene da un'organizzazione di uomini il cui l'interesse non è mai esattamente lo stesso di quello pubblico, e che, in più di una occasione, non ha mancato di ingannarlo e di opprimerlo", libro I, capitolo 11,…

Punti di vista diversi sul mondo

Galiani, Steuart, Sismondi, Roscher, Hildebrand, Schmoller, Owen, Marx, Sombart, Weber, Veblen, Commons, Polanyi, Hirschman, Sonnenschein, Strange, ecc., è lungo l'elenco di tutti questi nomi di cui non avete mai, o solo molto poco, sentito parlare, per non parlare di averli letti, ivi compresi coloro che ha fatto brillanti studi di economia! Il mondo delle idee economiche è vasto e tale è sempre stato. È un grande mercato dove il cittadino può attingere a differenti metodi e a differenti punti di vista sul mondo.

Riportarlo ad un percorso stretto e confinato attorno al raffinamento dell'economia neoclassica è in qualche modo disonestà intellettuale. Tanto più che, contrariamente a quanto pensano molti di quelli che si irritano contro il dominio di un discorso economico che non sarebbe niente altro che un'impresa intellettuale di giustificazione normativa del mercato, le idee economiche disponibili sulla piazza del mercato permettono di arrivare a ben altre conclusioni.

Certamente gli economisti più in vista si sono spesso messi al servizio del mercato e dei suoi attori più potenti: i disoccupati? dei simulatori che lo sarebbero meno se si smettesse di indennizzarli; la disoccupazione? la colpa è dei vincoli statali che proteggono le persone che hanno un impiego ed impediscono la circolazione della mano d'opera; i servizi pubblici? monopoli costosi ed inefficaci che bisogna privatizzare; le tasse? prelevamenti che pesano sulla parte più dinamica della società, ecc.

Non è tuttavia sulla sofisticazione di ragionamenti economici che questi economisti fondano queste loro raccomandazioni, quanto piuttosto sulle loro scelte politiche personali. Come hanno scritto Charles Gide e Charles Rist, "le credenze religiose o morali, le convinzioni politiche e sociali, i sentimenti e le preferenze individuali, fino all'esperienze ed agli interessi personali giocano qui il loro ruolo e contribuiscono a determinare l'orientamento di ciascuno" (1).

Colpi di maglio ai neoclassici

Non è certo sulla "scienza" economica che possono fondare la giustificazione delle loro scelte. Il modello di concorrenza puro e perfetto elaborato un secolo fa ha subito dei forti colpi di maglio durante gli ultimi decenni che hanno mutilato assai la sua credibilità in quanto strumento di giustificazione dell'efficacia del mercato. Il rimettere in discussione i principi di base dell'approccio neoclassico ne hanno minato completamente l'approccio. E' questo il caso, ad esempio, del teorema di Sonnenschein che dimostra che, nel quadro delle ipotesi di concorrenza perfetta, non si può dedurre dal comportamento delle famiglie e delle imprese il modo in cui reagiranno alle variazioni dei prezzi. Addio dunque alla convergenza verso un equilibrio generale. Ed anche addio alla possibilità di dare un fondamento matematico alla teoria: niente di tutto questo! E non è che un solo esempio (2)…

Quando li si mette tutti assieme, ci si accorge che la teoria economica contemporanea non ha niente a che vedere con un corpus scientifico stabilito che permetta di appoggiarsi su leggi universali che giustificano il ricorso al liberalismo economico come organizzazione ottimale ed efficace. Nei termini di Joseph Stiglitz, questo comporta: "i fondamenti intellettuali del fanatismo del mercato sono stati distrutti", anche se "editorialisti ed altri facitori di opinione - e anche, in determinate occasioni, un pugno di economisti - invocano ancora a volte la "scienza" economica a sostegno delle loro posizioni" (3). E questa è la realtà della scienza economica contemporanea.

Immergersi nella storia del pensiero economico in tutta la sua diversità è così un modo per riconciliarsi con l'economia e per scoprire, con piacere, la lettura di intellettuali spesso illuminati e molto più aperti dell'immagine che ne danno numerosi loro contemporanei. Altrimenti c'è un grande rischio che gli studi economici non suscitino più molte vocazioni. Negli Stati Uniti, il calcolo statistico sta gradatamente prendendo il posto della riflessione economica. Nello stesso tempo, Gregory Mankiw, ex consigliere economico del presidente George W. Bush, ci spiega che ciò che resta della teoria economica non ha più influenza sulla politica economica, tanto si è allontanata dalla realtà. E, ultime notizie, dopo la mobilitazione nel 2000 degli studenti in economia della scuola normale superiore [di Parigi, NdT] contro "l'autismo" della disciplina che si insegnava loro, i normalisti preparano un'altra ondata di contestazione: la loro prima rivendicazione consiste nel chiedere … un corso di storia del pensiero economico. Una buona notizia.

Christian Chavagneux

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(1) Histoire des doctrines économiques, Raccolta Sirey, 7 edizione, 1947.
(2) per una presentazione sintetica di numerosi altri esempi, vedere Les dernières heures du libéralisme. Mort d’une idéologie, di Christian Chavagneux, Ed. Perrin, 2007.
(3) Un autre monde. Contre le fanatisme du marché, éd. Fayard, 2006.

 

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