Le Bateau ivre
[ La barca ubriaca, NdT]
Alternatives
Economiques - n°75 Hors-série - dicembre 2007:
Quando una barca si rovescia, qualcuno cade in acqua. Ma quando è il
Titanic a rovesciarsi, il numero delle vittime sale alle stelle. Le
finanze (azioni, obbligazioni e crediti bancari) ammontano ormai
all'equivalente di quattro volte il prodotto interno lordo (PIL) mondiale.
Mentre i movimenti di capitale erano ancora equivalenti agli scambi di
beni e di servizi all'inizio degli anni '80 per la maggior parte dei
paesi, essi rappresentano oggi un importo quattro volte maggiore in
Germania, cinque volte in Giappone, dieci volte in Francia. Le finanze
hanno acquistato un peso sproporzionato rispetto al funzionamento delle
economie ed i suoi sbandamenti hanno conseguenze potenziali molto più
pesanti di ieri sulla crescita mondiale, l'occupazione ed il benessere
delle popolazioni.
Sarà forse purtroppo molto chiaro nelle prossime settimane: l'entità,
molto maggiore del previsto, delle perdite delle grandi banche
internazionali nella crisi dei prestiti immobiliari “subprime” negli
Stati Uniti fa ormai temere una rarefazione del credito. Questo significa,
per le imprese e per le famiglie, difficoltà sempre maggiori a finanziare
le proprie attività, difficoltà che sopraggiunge nel momento peggiore,
mentre le economie americane ed europee non sono al loro massimo. In
qualità di giocatori, volenti o nolenti, in una specie di casinò
mondiale, non ci rimane che attendere gli effetti delle scommesse perse
dagli attori finanziari, sperando che non ce ne facciano pagare
(eccessivamente) le conseguenze.
Londra, 1957
Chi è stato ad avere l'idea di costruire questa gigantesca corazzata
finanziaria? Nessuno di preciso. Nessun gnomo, a Zurigo o altrove, tira le
fila. La finanziarizzazione crescente delle nostre economie è dovuta sia
alle evoluzioni tecnologiche, sia a decisioni politiche, sia ad iniziative
private, distribuite nell'arco di una cinquantina di anni. Se si vuole
trovare un certificato simbolico di nascita dell'odierno sviluppo della
finanza, dell'inizio della sua internazionalizzazione ed della sua
capacità di crescere sfuggendo al controllo pubblico, questo sarebbe
datato Londra, 1957.
La City londinese stava allora cercando di ritrovare il suo splendore
di una volta, quando l'Inghilterra dominava il mondo, ed era il luogo
privilegiato dove si sviluppavano i prestiti ed i depositi di dollari
circolanti al di fuori degli Stati Uniti, quelli che gli esperti
chiamavano gli "eurodollari". Gli eurodollari constano in un
meccanismo di scritture contabili che permette ad una banca residente al
di fuori degli Stati Uniti di effettuare operazioni in dollari senza che
queste vengano considerate come avvenute nel territorio di residenza della
banca. Si crea uno spazio fittizio, l'offshore, la cui particolarità è
quella di sfuggire al controllo di ogni autorità pubblica.
La cancellazione delle frontiere
A partire da quel momento, le finanze acquisiranno slancio in
molteplici direzioni, ma il principio resta sempre lo stesso: la
cancellazione delle frontiere. Le prime, più conosciute, sono le
frontiere geografiche. La libera circolazione internazionale dei capitali
permette agli investitori di andarsene alla ricerca di rendimenti
finanziari in qualunque paese finanziariamente aperto. La contropartita è
che i movimenti di capitale sono diventati sempre più difficili da
comprendere. Fin dal 1999 la Banca dell'Inghilterra riconosce che la
localizzazione delle transazioni finanziarie "è sempre più
difficile da determinare - una transazione può prodursi tra due entità
in due posti diversi, per conto di un cliente situato in un terzo, prima
di essere regolata in un quarto posto".
Le frontiere istituzionali e, in seguito, quelle tra istituzioni. Prima
funzionava così: a ciascuno il suo lavoro. Le banche proponevano prestiti
e servizi di pagamento, le assicurazioni delle polizze d'assicurazione, i
fondi degli investimenti rischiosi, ecc. Oggi, ormai, le banche vendono
assicurazioni e piani pensione, mentre gli assicuratori ed i fondi per gli
investimenti comperano prestiti bancari grazie allo sviluppo di mercati
secondari di prestiti, quello che gli esperti chiamano la "cartolarizzazione"
e che rimette in circolazione i rischi tra gli attori finanziari. Le
frontiere tra istituzioni finanziarie si attenuano, cosa che rende sempre
più difficile sapere chi fa esattamente cosa e, soprattutto, chi si è
assunto dei rischi, e quali.
Anche le frontiere tra le diverse funzioni svolte dagli strumenti
finanziari sono state cancellate. Prima, ad ogni prodotto finanziario
corrispondeva tradizionalmente un tipo di investimento ben definito: le
azioni sono più rischiose ma rendono di più, le obbligazioni sono invece
finanziamenti e investimenti a lungo termine, ecc. Oggi si trovano invece
sempre più obbligazioni convertibili in azioni, o che sono rivendute
altrettanto rapidamente di come siano comperate. Lo sviluppo di titoli
finanziari sempre più sofisticati ha contribuito a cancellare le funzioni
specifiche attese da ciascuno di loro. Allo stesso modo, introdotte
originariamente per proteggersi contro variazioni inattese dei tassi
d'interesse, dei tassi di cambio, dei corsi di un'azione o del prezzo
delle materie prime, i prodotti derivati – che permettono di comperare
oggi il diritto di fare più tardi operazioni finanziarie che coinvolgono
grandi importi - nella misura in cui continuano a svolgere questo
ruolo, diventano il terreno privilegiato della speculazione finanziaria.
C'è infine la cancellazione delle frontiere tra i settori economici.
Fino dagli anni '70 alcune ditte industriali o commerciali, partendo da
attività di supporto alle vendite della loro produzione, hanno sviluppato
grossi conglomerati finanziari, dal nome evocatore di "banche
non-banche", delle imprese cioè non bancarie che fanno di fatto il
mestiere di banchiere. I grandi magazzini e i rappresentanti di automobili
sono in Francia degli esempi di questo tipo di evoluzione, come la General
Electric negli Stati Uniti, le cui filiali finanziarie sono spesso più
importanti per la salute del gruppo che le sue attività di produzione di
beni e servizi.
Cosa fare?
La cancellazione di tutte queste frontiere ha per risultato una
complessità crescente delle reti di circolazione e di distribuzione del
denaro a livello mondiale, e dei relativi rischi. E per tutti gli attori,
istituti e istituzioni finanziarie, diventa difficile capire cosa stia
succedendo. Per l'economista del fondo monetario internazionale (FMI)
Garry J. Schinasi, la barca della finanza ormai "naviga in un mare
aperto, ed a volte tempestoso, senza una mappa sicura e affidabile, e
senza bussola". Rassicurante. Si può fare qualcosa per diminuire i
rischi di naufragio?
Vengono oggi fornite tre risposte. La prima consiste ... nel non fare
nulla. Se le finanze sono esplose e hanno assunto la forma odierna, è
perché questo corrisponde ad una necessità economica reale. Gli istituti
finanziari non sono pazzi e controllano attentamente i rischi. Del resto
le finanze sono già uno dei settori economici più controllati.
La seconda risposta non condivide del tutto questo ottimismo e
considera che sarebbe meglio gestire le finanze di oggi senza rimettere in
discussione le loro caratteristiche. Suggerisce di rendere gli attori
finanziari più trasparenti affinché i regolatori possano adeguare meglio
la loro sorveglianza rendendo l'assunzione di rischio più costosa,
sperando che questo induca gli istituti finanziari a farsi meno tentare
dal diavolo.
Il terzo approccio è più interventista e segue due percorsi. Da un
lato, la ricerca di una migliore gestione delle imprese: le crisi sono
percepite come il risultato della cupidigia dei dirigenti di aziende
finanziarie, che si assumono ogni rischio pur di gonfiare i loro profitti,
e dunque le loro retribuzioni. Se guadagnano, diventano ricchi. Se
perdono, possono essere licenziati, come è successo ai capi di banche
americane dopo la crisi dei subprime ..., ma restano comunque ricchi1.
Il controllo delle finanze passa per la ricerca dei mezzi per fare
rispondere le élite dirigenti finanziarie degli effetti delle loro
decisioni quando risultano socialmente distruttive. D'altra parte si
chiede allo Stato di porre un freno a quella parte delle innovazioni
finanziarie che contribuisce all'opacità e all'enfasi - inutile per
l'economia reale - delle assunzioni di rischio. Dopo tutto, tra il 1934 ed
il 1936, il congresso americano ha proibito molte innovazioni relative ai
prodotti derivati e l'economia degli Stati Uniti non ne ha risentito.
In mancanza di un forte intervento regolatore dei poteri pubblici, cosa
avverrà? Negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, ed anche in seno
alla Commissione europea, si sente sempre di più rumore di protezionismo
finanziario, in particolare nei confronti dei fondi di investimento
pubblici dei paesi emergenti, Cina in testa. Inoltre, i cambiamenti delle
normative nazionali che instaurano più protezionismo verso gli
investitori stranieri crescono rapidamente: sono passati dal 4,9% nel 2002
al 20,1% nel 2006.
Si profila lo spettro di guerre finanziarie, dalle quali si sa già che
l'economia mondiale uscirebbe perdente. La sola alternativa si basa su
regolazioni nettamente più attive delle finanze, organizzate e negoziate
in contesti nazionali e multilaterali. È di gran lunga venuta l'ora.
Christian Chavagneux
--------------------------------
(1) Come ad esempio Stanley O'Neal,
capo della banca d'affari Merril Lynch, liquidato, secondo la stampa
anglosassone, con 159 milioni di dollari. [^]
Delle finanze, hanno detto
ADAM SMITH: "Se il tasso d'interesse legale, ad esempio in
Gran Bretagna, fosse fissato ad un livello elevato come l'8% o il 10%,
la maggior parte del denaro sarebbe prestato agli spendaccioni ed agli
speculatori, i quali sarebbero gli unici ad accettare tassi
siffatti" (1776).
KARL MARX: "La banca ed il credito diventano il mezzo più
potente per condurre la produzione capitalista al di là dei suoi
limiti ed uno dei produttori più efficaci di crisi e frodi"
(1883).
OSCAR WILDE: "Coloro che vivono dei loro mezzi soffrono di
mancanza d'immaginazione" (fine XIX secolo).
ALAIN VERNAY: "Questi luoghi altisonanti, e bassifondi, delle
finanze internazionali che sono i paradisi fiscali" (1968).
ROBERT W. SARNOFF (ex Presidente della RCA): "Le finanze sono
l'arte di fare passare il denaro di mano in mano fino a quando non
scompare" (anni '70).
CHARLES KINDLEBERGER: "Finché le imprese e le famiglie
vedranno che altri realizzano profitti su acquisti e vendite
speculativi, avranno la tendenza a fare altrettanto, come le pecore di
Panurge" (1989).
BANCA MONDIALE: "I rischi della mondializzazione finanziaria
sono stati sottovalutati ed i vantaggi sopravvalutati" (2005).
WOODY ALLEN: "Se dio potesse soltanto inviarmi un segno
chiaro, come ad esempio creare un grande deposito a mio nome in una
banca svizzera" (fine XX secolo).
|